La manifestazione
Boni: «Sbagliato chiudere Codogno per un’influenza»
montecatini. «Come si sta a Codogno? Io ormai non vivo lì da 40 anni, ma ho sentito gli amici e mi dicono che sono tutti arrabbiati perché hanno chiuso il paese».
Mario Boni, ex bandiera della pallacanestro di Montecatini, non ha peli sulla lingua nel commentare quanto sta succedendo dalle sue parti. E si lascia andare a considerazioni che farebbero drizzare i capelli in testa a chi, anche in Toscana, sta tentando di arginare la diffusione del coronavirus Covid-19. «L’incompetenza di chi ci governa ha fatto sì che una semplice influenza sia diventata un problema...».
Una semplice influenza? Sicuro?
«Guardi che questo coronavirus farà meno morti dell’influenza normale, quella che arriva ogni anno. La mortalità dell’influenza normale è più alta».
Insomma, secondo lei il paese di Codogno non doveva essere isolato.
«Esatto. È per questo che gli amici che ho sentito sono arrabbiati. E poi non vi fate ingannare dalle immagini che fanno vedere al telegiornale, dove sembra che le strade del paese siano tutte deserte. Fanno vedere solo via Mazzini, dove non c’è nessuno anche sotto Natale. Nelle altre strade la gente va in giro normalmente».
Lei pensa che gli amministratori abbiano sbagliato a prendere quelle misure?
«Sì, ho letto che il virus resta per 9 giorni su tutte le superfici e non lo fermi bloccando tutto. Colpa del ministro Speranza, che è stato messo lì con lo 0,2%. E anche di Enrico Rossi, il peggiore presidente di Regione dal dopoguerra. Ripeto, siamo governati da incapaci».
E quindi secondo lei che cosa si sarebbe dovuto fare?
«Niente, trattare questo problema per quello che è, un’influenza, senza chiudere interi paesi».
Ha in programma di andare a Codogno a trovare gli amici quando l’emergenza sarà passata?
«No, al momento non credo». —
P.N.
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