La protesta
Tentato avvelenamento con esche di metaldeide nella colonia felina
L’associazione “Il Rifugio” ha raccolto dei campioni e li ha consegnati all’Istituto zooprofilattico «Abbiamo sporto denuncia»
lamporecchio. Quelle piccole “pillole” colorate sono apparse nella colonia felina di via Tamburini, a Cerbaia (poco distante dal circolo della frazione di Lamporecchio) nell’ottobre dello scorso anno. E subito hanno insospettito la presidente dell’associazione “Il Rifugio onlus”, Luana Ferradini, che gestisce le otto colonie feline del territorio comunale. Dove, ogni giorno, in ognuna di queste, trovano riparo (e le cure) da un minimo di 5 a un massimo di 15 gatti. Ma è stato l’esito delle analisi eseguite su «quei numerosi granellini di un prodotto sospetto di colore blu acceso» a lasciare i volontari dell’associazione esterrefatti e, al tempo stesso, preoccupati.
«Si tratta – spiegano gli avvocati Azzurra Eschini e Andrea Sbragia – di un veleno a base di mataldeide, il cui effetto negativo si manifesta nel giro di due, al massimo tre ore. La sua assunzione, se non trattata immediatamente, equivale a condannare a morte gli animali».
E purtroppo – come precisano dall’associazione “Il Rifugio onlus” – dopo il ritrovamento dei granellini, sono scomparsi due gatti che, di solito, vivevano (o comunque facevano sempre ritorno) nelle colonie feline di Lamporecchio.
A determinare la presenza della metaldeide è stato l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana di Scandicci, non lasciando quindi poco spazio a dubbi.
La presidente dell’associazione con sede a Lamporecchio, intanto, nei giorni scorsi, ha sporto denuncia contro ignoti per cercare di individuare gli autori del gesto e portando all’attenzione della Procura di Pistoia la vicenda.
«Il tutto – precisa Ferradini – è documentato da materiale fotografico e dal referto dell’Istituto zooprofilattico sperimentale. Per il momento, a livello penale, dobbiamo parlare di tentato avvelenamento perché, tecnicamente, non sono stati ritrovati i cadaveri dei due gatti scomparsi e, probabilmente, rimasti vittima delle esche velenose».
«Anche perché – precisano dall’associazione di Lamporecchio – non vi è dubbio sul fatto che la sostanza fosse stata deliberatamente sparsa da qualcuno non ancora individuato nelle ciotole destinate ai gatti liberi con l’evidente obiettivo di avvelenarli, sbarazzandosi così definitivamente dei poveri animali la cui unica “colpa” è, per l’appunto, la loro libertà di circolare, peraltro in una zona di campagna».
«Vogliamo ribadire che eventi del genere, oltre che eticamente condannabili e penalmente sanzionabili, possono risolversi in un vero e proprio boomerang per chi li compie – sottolinea Ferradini – dal momento che proprio la corretta e costante gestione delle colonie di gatti liberi da parte di associazioni come “Il Rifugio onlus” non solo garantisce il benessere degli animali, ma impedisce anche il proliferare incontrollato di randagi e il diffondersi di condizioni igieniche precarie e persino di malattie potenzialmente trasmissibili anche alla popolazione».
«Faremo quanto è in nostro potere per identificare i responsabili di questo grave gesto di inciviltà – sostiene la presidente e portavoce dell’associazione “Il Rifugio” – perché è assurdo che ancora nel 2020 ci sia chi pensi di poter impunemente fare del male ai gatti randagi, che sono i più indifesi, e danneggiare il nostro lavoro di volontari, già duro di per sé». –
Martina Trivigno
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