Sicurezza
Fugge dal compagno violento e lo fa arrestare
Costretta anche a prostituirsi, chiede aiuto alla polizia dopo anni di botte, minacce di morte e pretese di sesso sadomaso
MONTECATINI. Botte. Anni di botte. Quando lui la svegliava nel cuore della notte per sfogare le sue voglie e lei, troppo stanca per i doppi turni di badante della giornata, diceva di no. E ancora botte quando gli diceva che non ne poteva più di andare a battere il marciapiede, o quando, per via dei pochi clienti, non portava a casa tutti i soldi che lui si aspettava. E poi c’erano le botte di altro tipo, quelle violenze masochistiche durante quel genere di rapporti sessuali che a lui piacevano tanto e che lei era obbligata a subire: come quel giorno in cui dovette essere trasportata d’urgenza all’ospedale per una vasta lacerazione che richiese numerosi punti di sutura.
È con l’accusa di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e induzione alla prostituzione che nel pomeriggio di martedì scorsi per il compagno della donna si sono spalancate le porte del carcere: si tratta di un 63enne operaio italiano residente in Valdinievole con numerosi precedenti alla spalle, di cui non facciamo il nome per non rendere identificabile la vittima. Ad eseguire la misura cautelare disposta dal gip del tribunale di Pistoia sono stati gli stessi poliziotti della Squadra volanti del commissariato di Montecatini (diretti dal vicequestore Mara Ferasin) a cui la donna aveva chiesto aiuto quando, esasperata, era fuggita di casa rifugiandosi da un’amica.
A loro aveva raccontato dell’inferno di soprusi e violenze che aveva supinamente subito da quando aveva iniziato la relazione con quell’uomo che poi l’aveva soggiogata a tal punto da farle accettare anche la vita di strada. I due erano andati a convivere nel 2014, dopo un paio d’anni di incontri clandestini, già nel corso dei quali l’operaio aveva mostrato le sua indole violenta e perversa. Nel 2015, il compagno – attraverso quello che poi lei avrebbe descritto come una sorta di lavaggio del cervello – l’aveva convinta a prostituirsi, per arrotondare le entrate familiari. Passando poi alle violenze e alle minacce di morte quando lei, quasi fin da subito, aveva provato a tornare sui suoi passi, una volta resasi conto che si trattava di una vita che non poteva sopportare.
Anche perché il compagno, oltre che a prostituirsi la mattina e la sera sui marciapiedi vicino casa, la obbligava anche a lavorare come badante per due diverse persone. Un’esistenza sfiancante per lei, soprattutto se unita al fatto che spesso nel cuore della notte veniva svegliata dal compagno che pretendeva, con le buone o le cattive, dei rapporti sessuali.
Il 15 ottobre scorso, la goccia che aveva colmato la misura della sopportazione. Quando l’uomo, mentre pranzavano, sostenendo che era già tardi, che erano già le 13,30, voleva che si alzasse subito da tavola per andarsi a prostituire. Al rifiuto erano seguite le botte e le minacce di morte, cosicché la donna era scappata di casa in ciabatte e si era rifugiata da un’amica. Dove, dopo aver chiesto aiuto al 113, verso le otto di sera, era stata raggiunta dai poliziotti della Volante e accompagnata al pronto soccorso. La mattina successiva, la formalizzazione della denuncia in commissariato e l’inserimento immediato in una struttura protetta.
Martedì scorso, al termine delle indagini, l’esecuzione della misura cautelare. —
Massimo Donati
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