Sicurezza
“Posta Club”, 3 i testi del pm contro l’ex sindaco
Iniziato il processo contro Rinaldo Vanni. Respinta l’istanza di nullità del capo d’imputazione presentata dalla difesa
MONSUMMANO. Ha preso il via ieri mattina davanti al tribunale collegiale di Pistopia il processo nei confronti dell’ex sindaco di Monsummano, nonché ex presidente della Provincia, Rinaldo Vanni (Pd). L’accusa nei suoi confronti è quella di omissione di atti d’ufficio, in concorso con la funzionaria comunale Barbara Ammendola. Un procedimento penale che ruota attorno all’annosa vicenda del “Posta Club” di piazza Quattro Novembre, l’ex “Chalet”, adesso chiuso da tempo.
Ieri mattina, l’avvocato difensore di Vanni, Cecilia Turco, ha presentato in via preliminare alla corte un’istanza per dichiarare nullo il capo di imputazione, in quanto non vi sarebbe stato specificato dalla procura quale sarebbe l’atto amministrativo sulla cui violazione si basano le contestazioni mosse agli imputati. Al termine di una lunga camera di consiglio il tribunale ha respinto la richiesta.
L’udienza di ieri è stata poi dedicata all’ammissione delle prove documentali e testimoniali di accusa e difesa: 3 i testi del pubblico ministero Giuseppe Grieco e 4 quelli delle difese che verranno ascoltati la prossima udienza, il 23 giugno.
Le indagini erano scattate in seguito all’esposto presentato dal titolare della società a cui il Comune aveva dato in locazione il locale. I fatti contestati risalgono al periodo tra il giugno 2012 e il luglio 2014. Secondo la procura Vanni e Ammendola, in qualità, rispettivamente, di sindaco e funzionario responsabile del Suap, avevano omesso “di esercitare i doveri di vigilanza a tutela della sicurezza pubblica degli avventori del locale e i poteri di risoluzione del contratto di locazione stipulato il 29 marzo 2010 tra il Comune la società L’Oasi per inosservanza degli articoli 9, 10 e 14 del contratto stesso”. E ciò, spiega la procura, “nonostante fossero a conoscenza dell’utilizzo dell’immobile in maniera non congrua rispetto alle autorizzazioni. In particolare, il locale veniva adibito stabilmente a discoteca, mentre vi era l’obbligo contrattuale di esercitarvi esclusivamente attività di bar-ristorante, dancing-pub e trattenimenti musicali dal vivo”.
La procura spiega che per ragioni di sicurezza il locale avrebbe dovuto avere un’apposita licenza, previa verifica da parte della commissione tecnica prevista dal Tulps. “Invece, il funzionario del Suap rilasciava di anno in anno la licenza temporanea per trattenimenti musicali e danzanti all’aperto per singole serate, omettendo di approfondire le numerose segnalazioni pervenute”, tra l’altro da Polizia municipale, Arpat e questura di Pistoia. Senza far scattare i conseguenti controlli. Inoltre, secondo le accuse, Vanni e Ammendola erano anche a conoscenza del fatto che al “ Posta Club” erano stati realizzati ampliamenti della superficie dell’edificio per circa 400 metri quadrati (tettoie, chiusure con vetrate, guardaroba, tensostruttura, box biglietteria...). Abusi edilizi, accusa la procura, espressamente vietati anche dalle licenze temporanee. —
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