Il dolore
Talidomide, parte da Montecatini la campagna per i risarcimenti
Un convegno all’Excelsior con esperti in arrivo da tutta Italia organizzato da Antonio Ciuffreda, presidente della Gometa
MONTECATINI. Parte dalla Valdinievole la battaglia per il riconoscimento del diritto a un indennizzo per le vittime del Talidomide, un farmaco ritirato dal commercio ormai molto tempo fa. Un farmaco terribile, che ha provocato deformità e disabilità ai feti di tante donne che, circa mezzo secolo fa, lo avevano assunto perché indotte a credere che fosse un innocuo rimedio contro la nausea. Un vero dramma, dimenticato e ignorato dall’opinione pubblica.. Portavoce a livello nazionale di questa campagna civile è Antonio Ciuffreda, pievarino, conosciuto anche come presidente della Gometa, onlus che da oltre trent’anni si occupa di assistenza dei giovani (e ormai meno giovani) portatori di handicap.
L’associazione si è fatta promotrice e testimonial di quest’opera di sensibilizzazione collettiva. Il 22 febbraio nel salone delle Terme Excelsior si terrà un convegno e arriveranno esperti da tutta Italia.
Antonio ha fatto le spese del Talidomide sulla propria pelle. A causa del farmaco, da sempre, vive su una sedia a rotelle ma il sorriso, la generosità e la voglia di lottare, in lui, non si sono mai spenti. Anzi, oggi è più combattivo che mai. Insieme a Francesco Picucci, ha raccolto prove e ricerche per sostenere la sua posizione e quella di almeno una sessantina di altri cittadini toscani, anche grazie all’assistenza di legali specializzati. «Ma soprattutto – spiega – devo ringraziare gli sponsor, in particolare Carlo Chemello, farmacista montecatinese che da anni ha trasferito la propria attività sulla Riviera Apuana, a Ronchi. Conosciamo bene Carlo, che per tanti anni ha prestato attività di volontariato alla Gometa. E ora ha finanziato la nostra ricerca».
Antonio è uno dei pochi sopravvissuti del talidomide in Toscana. «Tutti pensavano – racconta – che potesse essere assunto durante la gravidanza. Invece provocava gravi malformazioni all’embrione, molto spesso letali, di cui noi portiamo testimonianza. La storia del talidomide inizia ufficialmente negli anni ’50. La prima apparizione sul mercato fu con il prodotto commerciale denominato Grippex (talidomide in associazione con altri principi attivi) prodotta dalla ditta tedesca Chemie Grünenthal. Il Grippex somministrato in forma sperimentale per il trattamento di infezioni respiratorie non ebbe alcun successo e il suo impiego terapeutico fu sospeso».
Eppure, qualche anno dopo venne distribuito e venduto in 46 Paesi (con nomi commerciali diversi: Distavel nel Regno Unito e in Australia, Isomin in Giappone, Contergan in Germania, e Softenon in Europa e molti altri), quale farmaco “da banco”, efficace e sicuro, provocando invece vittime in tutto il mondo. Nel novembre del 1961, il talidomide venne infine ritirato dal mercato tedesco e da allora il numero di nascite con anomaile congenite diminuisce drasticamente, anche se in alcuni Paesi, purtroppo per scarsa informazione o per dolo, le scorte di farmaco furono vendute ancora per alcuni anni, nonostante gli annunci ed i ritiri da parte delle Autorità Sanitarie. In Italia, a seguito dei devastanti effetti della somministrazione di talidomide in gravidanza, fu ritirato dal mercato con “colpevole ritardo” nel 1962 e solo nel 1987 nel Decreto Legge 443/87 (art 9. 1) furono definite le prime disposizioni in materia di farmacovigilanza. Si dovranno però attendere i Decreti Ministeriali del 2003 e del 2006 per vedere emanata e perfezionata la normativa in materia e costituito il Sistema Italiano di Farmacovigilanza. La gravità e la molteplicità dei danni del talidomide sono correlati ai diversi tempi di esposizione dell’embrione, al suo periodo di sviluppo e alle diverse concentrazioni del principio attivo assunto.
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