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Griffe false destinate alle boutique, chiesta la condanna di padre e figlia

Massimo Donati
Alcune delle borse che furono sequestrate dalla Guardia di Finanza nel giugno 2016
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Alcune delle borse che furono sequestrate dalla Guardia di Finanza nel giugno 2016

Massa e Cozzile: in tredici davanti al giudice per un traffico di borse e accessori di moda contraffatti destinati anche alle boutique di lusso

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MASSA E COZZILE. Borse griffate e poi cravatte, foulard, accessori di moda: pezzi praticamente identici agli originali e corredati perfino dai certificati di autenticità. Una filiera del falso che da un laboratorio nell’hinterland fiorentino arrivava fino alle boutique di lusso del Centro e Nord Italia e perfino a quelle all’estero, con un mercato privilegiato in Russia, Croazia e Malta. Il traffico illecito fu scoperto grazie a un indagine della procura di Pistoia, culminata nel giugno 2016 con l’esecuzione delle misure cautelari da parte degli investigatori della Guardia di Finanza Firenze. Nei confronti anche di colui che era ritenuto il personaggio al centro del giro di griffe fasulle: Salvatore Arcidiacono, 68 anni, residente a Massa e Cozzile.

Martedì mattina, per lui, che ha alle spalle già una condanna per lo stesso tipo di reati, si è aperta l’udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Pistoia: accusato di commercio di prodotti con segni falsi e di ricettazione, 5 gli anni di reclusione che il pm Giuseppe Grieco ha chiesto al termine della propria requisitoria nell’ambito del processo celebrato con il rito abbreviato. Tre anni di reclusione invece la richiesta per la figlia, Priscilla Arcidiacono, 34 anni, anch’ella fra le 13 persone complessivamente indagatene. La moglie Sandra Biagini, 66 anni, è stata invece ritenuta dal consulente del tribunale incapace di assistere al processo.

Processata con il rito abbreviato, anche Natalia Vepreva, 39 anni, di origini russe, dipendente di uno showroom di Milano accusata di aver acquistato prodotti falsi dall’Arcidiacono: per lei il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 2 anni e 3 mesi. Mentre ha chiesto l’assoluzione per Sandra Lucini, 72 anni, di Bagno a Ripoli (difesa dall’avvocato Ilaria Valentini), anche lei accusata di aver acquistato griffe taroccate.

La sentenza è attesa per il 16 aprile, quando il gup Luca Gaspari si pronuncerà anche sui patteggiamenti e sulle richieste di rinvio a giudizio relative agli altri imputati.

Nel giugno 2016, le Fiamme Gialle avevano perquisito e posto sotto sequestro un laboratorio di Scandicci, gestito da un 43enne cinese, dove secondo gli accertamenti erano stati prodotti molti degli articoli contraffatti. Erano stato 55.000 in tutto quelli sequestrati nel corso delle indagini. Fra gli indagati, anche due titolari di boutique di lusso all’estero: per l’accusa avrebbero acquistato la merce contraffatta per rivenderla come originale nei loro negozi. In Italia la merce veniva rivenduta in Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna. Tra i marchi più contraffatti, Cloe, Prada, Celine, Gucci, Chanel, Hermes, Louis Vuitton, Valentino e Miu Miu. In generale si trattava di oggetti di ottima fattura, rivenduti a prezzi di poco più bassi rispetto agli originali. In attesa delle spedizioni venivano stoccati in buona parte in un fondo a Montecatini.

Le indagini erano scattate nel febbraio del 2016, dopo che Arcidiacono fu fermato per un controllo dalla Finanza a Pieve a Nievole. Nella sua auto furono trovati articoli con marchi contraffatti e numerosi certificati di autenticità Chanel, con tanto di codici di controllo, poi risultati rubati a Milano.
 

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