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Costretta a lavorare la domenica malgrado il figlio disabile: il giudice condanna l’azienda
La donna lavora per una catena di negozi di abbigliamento. D'ora in poi il giorno festivo potrà stare a casa per assistere il figlio
MONTECATINI. Ha vinto la sua battaglia una madre di Montecatini. D'ora in poi la domenica non dovrà lavorare: potrà stare a casa per assistere il figlio disabile. La donna, che da anni lavora come commessa per una catena di negozi di abbigliamento, chiedeva da tempo di essere esonerata dal lavoro festivo, ottenendo dall'azienda solo rifiuti. Fino a che lei, oggi impiegata in uno store del marchio a Massa e Cozzile, ha deciso di rivolgersi al tribunale del lavoro di Pistoia, che le ha dato ragione. Il 26 gennaio il giudice Francesco Barracca ha ordinato alla società di «concedere alla lavoratrice il riposo nel giorno della domenica».
La donna, assunta nel 2004, nel corso degli anni ha lavorato in vari negozi della stessa catena, anche a Lucca, arrivando ad essere promossa store manager (direttrice di negozio). Nel 2011, dopo la nascita del figlio, affetto da grave handicap, ha chiesto e ottenuto il trasferimento a Massa e Cozzile, più vicino a casa. Ha dovuto rinunciare alla carriera, chiedendo e ottenendo un demansionamento a semplice commessa, per aver più tempo da dedicare al bambino. A partire dal 2018 poi ha chiesto più volte all'azienda di non lavorare la domenica per poter assistere il figlio, ricevendo un rifiuto formale a marzo 2019.
A quel punto la scelta di rivolgersi al tribunale. Il giudice le ha dato ragione, facendo riferimento a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale del lavoro, rilevando come il contratto escluda «esplicitamente una serie di lavoratori, tra cui quelli che assistono i portatori di handicap, dal prestare lavoro domenicale». L'azienda in udienza si era opposta alla richiesta della donna sostenendo che, per il tipo di contratto di lavoro da lei siglato, non potesse godere dell'esonero dal lavoro domenicale previsto dal contratto nazionale per chi deve assistere portatori di handicap. Questa possibilità, secondo l'azienda, sarebbe riservata solo ai dipendenti a tempo pieno il cui giorno di riposo è normalmente coincidente con la domenica, mentre alla commessa in questione - sostiene la società - sarebbe stato assegnato già un altro giorno settimanale di riposo.
Questa interpretazione della norma, afferma il giudice Francesco Barracca, «è erronea, in quanto risulta irragionevole e discriminatoria. Se la norma collettiva riserva ai lavoratori che assistano portatori di handicap conviventi l'esonero dal lavoro domenicale quando questi abbiano contrattualmente il riposo domenicale normalmente coincidente con la domenica - sostiene il giudice -, uguale trattamento non può che riservarsi ai lavoratori che (come la commessa in questione, ndr) assistano portatori di handicap conviventi ma non hanno il riposo settimanale normalmente coincidente con la domenica».
La diversità di trattamento, precisa il giudice, sarebbe «discriminatoria in quanto l'esclusione dal lavoro domenicale per determinate categoria di lavoratori ha una finalità eminentemente solidaristica ed è funzionale non solo alla tutela del riposo domenicale ma alla valorizzazione degli affetti e del benessere familiare». Inoltre - prosegue il giudice - è «normalmente alla domenica che il tempo va dedicato alla famiglia e all'assistenza dei figli piccoli e ai portatori di handicap conviventi»
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