Sicurezza
Terme, Montecatini ancora non si fida e chiede più soldi: «Fatti, non parole»
Gli 11,5 milioni promessi dalla Fratoni sono ritenuti insufficienti. Baroncini: «Se è una toppa, tra due anni siamo daccapo»
FIRENZE. Sono arrivati alla spicciolata sulle note di Rigoletto e del Nabucco, chi in macchina e chi in treno, con un’idea fissa in testa: salvare le Terme e con le Terme una città intera, Montecatini. In trecento, molti meno di quanto si sperava alla vigilia e nemmeno illusi di essere giovani e forti, ma certo determinati a far sentire la propria voce al tavolo che conta, cioè quello della Regione. In realtà ieri mattina in piazza Duomo a Firenze, davanti alla sede della giunta regionale, a quel tavolo c’era solo un assessore e per giunta “amico”, la pistoiese Federica Fratoni, che nei giorni scorsi aveva giocato d’anticipo annunciando la proposta di far acquistare alla Regione le Terme del Tettuccio, cioè in pratica quello che chiedono i manifestanti.
Che però sono venuti ugualmente a Firenze per almeno due buone ragioni. La prima è che non si fidano; la seconda è che questo per ora generico impegno, anche se diventasse realtà, da solo non basta.
I trecento che hanno raccolto l’appello lanciato un mese fa dall’albergatore Stefano Pucci non si fidano perché hanno la memoria lunga. Si ricordano che già nell’autunno del 2014 il presidente della Regione Enrico Rossi promise che avrebbe investito sulle terme di Montecatini. L’allora sindaco Giuseppe Bellandi quantificò in almeno 45 milioni di euro la cifra necessaria, ma poi non se ne fece di nulla perché il settore termale non fu giudicato strategico. Nel frattempo la situazione è peggiorata e il primo obbiettivo del fronte di salvezza comunale è di evitare il fallimento. Lo hanno ben chiaro gli albergatori, che ricordano la “deadline” del 31 marzo per scongiurare il rischio della messa in liquidazione da parte della Regione, sotto il peso di debiti che ieri mattina venivano valutati intorno ai 30 milioni di euro.
Ma la seconda ragione che ha spinto i trecento in piazza, all’ombra della cupola del Brunelleschi, come si diceva, è che gli 11,5 milioni ipotizzati dall’assessore Fratoni non bastano. Di fatto l’acquisto delle Terme del Tettuccio è un modo per tacitare i creditori (banche e costruttori), ma potrebbe essere la classica toppa sul buco. «Se così fosse - ragiona il sindaco Luca Baroncini - tra due anni saremmo punto e a capo, con gli stessi problemi che abbiamo oggi». Per Baroncini e per gli albergatori e i commercianti che lo hanno accompagnato in piazza serve un progetto di più ampio respiro e di maggiore consistenza economica. Sembra pensarla così anche l’assessore regionale al Turismo Stefano Ciuoffo, ieri impegnato a Milano, che in questa battaglia è alleato della collega Fratoni ma avverte che le terme a Montecatini devono tornare a produrre utili se non si vogliono buttare soldi (pubblici) a babbo morto.
Federica Fratoni ci ha messo la faccia, sa di giocarsi molto in questa partita e sta ben attenta a non fare i passo più lungo della gamba. Dà il benvenuto ai manifestanti, conferma la proposta di acquisto delle Terme ma avverte che il presidente Enrico Rossi, ieri impegnato in un consiglio regionale straordinario a Laterina (Arezzo), ha chiesto approfondimenti. Dice anche, però, che ci sono i tempi tecnici per approvare la proposta prima del voto regionale e sollecita a chiedere un incontro formale a Rossi. I manifestanti vogliono crederle, ma vogliono anche vedere il nero sul bianco. «Vigileremo giorno per giorno - promette il sindaco Baroncini - perché le parole diventino fatti. Noi non facciamo polemiche, chiediamo ascolto».
Il commerciante Andrea Bonvicini, che si è portato il megafono, è un po’ più duro. «L’assessore Fratoni - dice - non ha deciso niente in cinque anni e ora risolve tutto in cinque minuti. Brava, per carità, ma bisogna passare al più presto dalle parole ai fatti e pensare a un progetto più complessivo di villaggio termale. Una piscina da sola (le Leopoldine, ndr) non può risolvere il problema e ai privati non possiamo dare dei ruderi». Perché il convitato di pietra in piazza Duomo sono appunto i privati, quelli che potrebbero farsi avanti quando le Terme saranno rimesse in equilibrio. —
Paolo Nencioni
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