Il Tirreno

Montecatini

Botte e minacce al cliente per un debito di droga: 5 anni

Massimo Donati
Botte e minacce al cliente per un debito di droga: 5 anni

Condannati per estorsione due spacciatori albanesi: furono arrestati in flagranza dai carabinieri di Pescia a cui la vittima chiese subito aiuto dopo il pestaggio

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PESCIA. Non solo un modo per far capire a lui che, con loro, i debiti di droga andavano sempre saldati, ma quel pestaggio doveva essere probabilmente anche una dimostrazione per tutti gli altri: guai a sgarrare. Così avevano aspettato il giovane cliente “moroso” e lo avevano riempito di pugni e calci, per poi minacciarlo di morte se da lì a due giorni non si fosse fatto vivo con i soldi. Ma quel sabato pomeriggio, oltre a lui, all’appuntamento si erano presentati anche i carabinieri, che, a pagamento avvenuto, avevano fatto scattare le manette ai polsi dei due estorsori.

Era l’11 maggio scorso. Con l’accusa di estorsione in concorso i due albanesi, Ceni Balla, 28 anni, e Malvi Hajdari, 20, residenti a Pescia, sono comparsi davanti al giudice delle indagini preliminari del tribunale di Pistoia Luca Gaspari. Processati con il rito abbreviato (il pm aveva chiesto gidizio immediato), sono stati condannati entrambi a 5 anni di reclusione.

Ad arrestarli erano stati i carabinieri della Stazione di Pescia assieme ai colleghi del Norm di Montecatini. Vittima del loro pestaggio, avvenuto nella serata del giorno precedente, era stato un giovane di origini tunisine, un 21enne residente a Uzzano, aggredito con calci e pugni davanti a un bar di Pescia a causa del debito di circa 300 euro che aveva accumulato per alcuni acquisti di marijuana che non aveva pagato, rimandando via via il saldo del debito.

Fatto sta che dopo averlo picchiato, i due albanesi lo avevano minacciato brandendo un cacciavite e dicendogli che lo avrebbero ammazzato se il pomeriggio successivo non avesse dato loro i soldi. E per la consegna, avevano concordato una zona piuttosto frequentata di Pescia, nei pressi del ponte Europa, in modo tale da potersi confondere tra la gente. Ma non avevano fatto i conti con l’eventualità che il giovane tunisino potesse avere il coraggio di denunciarli: con addosso i segni delle botte ricevute (senza neppure andare in ospedale per farseli medicare) si era presentato al portone della caserma dei carabinieri e aveva raccontato ciò che gli era successo.

E i militari dell’Arma, in accordo con il pm di turno in procura, Linda Gambassi, avevano organizzato la trappola per i suoi aggressori. Nel pomeriggio di sabato 11 maggio, appostati attorno al luogo dell’appuntamento, avevano atteso il momento dello scambio ed erano intervenuti bloccando i due albanesi con in mano i soldi appena ricevuti.

Nell’occasione era stato arrestato anche un connazionale che era insieme a loro – un 23enne senza fissa dimora – la cui posizione, al termine delle indagini, è stata archiviata. Per Balla e Hajdari è scattata invece la richiesta di rinvio a giudizio: hanno scelto di essere processati allo stato degli atti direttamente davanti al gup, che li ha condannati. —

Massimo Donati
 

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