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La sindaca De Caro ha vietato di bere e utilizzare l’acqua contenuta in due pozzi privati

Martina Trivigno
La sindaca Simona De Caro
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La sindaca Simona De Caro

Sono quelli in zona Grotta Parlanti in cui l’Arpat ha accertato la presenza di cloruro di vinile. «L’acquedotto però è sicuro»

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MONSUMMANO. Dopo Casalguidi e Cantagrillo, torna l’incubo cloruro di vinile, questa volta a Monsummano. E l’ordinanza va da sé: vietato attingere acqua per uso umano nei pozzi privati realizzati nella zona di Grotta Parlanti compresa tra via Paradiso e via Francesca. Per i proprietari, infatti, c’è il divieto assoluto di bere, cucinare, lavare cibi, panni e stoviglie con l’acqua dei pozzi privati della zona.. A stabilirlo è un’ordinanza firmata, proprio venerdì 17, dalla sindaca Simona De Caro. Un atto che scaturisce dopo la “denuncia” del gruppo consiliare “Sì Toscana a sinistra” – che giovedì scorso, a Firenze, ha convocato una conferenza stampa sull’argomento – e supportata da vari comitati di cittadini anche della provincia di Pistoia.

In sostanza, due sono i pozzi “incriminati” , tutti e due nella zona di Grotta Parlanti. Le analisi svolte da Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, non lasciano spazio a dubbi: la quantità di cloruro di vinile, sostanza cancerogena, presente in quell’acqua è al di sopra della media.

Ma la prima cittadina monsummanese vuole fare chiarezza, precisando che, sulla base della analisi effettuate, soltanto due sono i pozzi inquinati. «Per di più – aggiunge l’avvocato De Caro – in una zona coperta totalmente dall’acquedotto. Perché questo è quello che vogliamo sottolineare con chiarezza: non è in discussione la bontà dell’acqua pubblica. Ma soltanto quella di due pozzi privati dell’area di Grotta Parlanti. Non tutta la zona, quindi, può definirsi inquinata».

E secondo quanto spiegato dalla sindaca, la prima lettera da parte di Arpat sulla questione risale alla fine di ottobre dello scorso anno.

«In questa missiva indirizzata a Comune, Provincia di Pistoia, Asl Toscana Centro e, per conoscenza, ad Acque spa – spiega la prima cittadina – l’Agenzia specificava che, in alcuni pozzi privati, era stato rintracciato un quantitativo di cloruro di vinile molto alto. Convocai subito una riunione con Acque spa per trattare innanzitutto la questione della potabilità dell’acqua dell’acquedotto, già sottoposta a costanti analisi da parte della società che gestisce il servizio idrico a Monsummano».

«Dico poi che non si può generalizzare – aggiunge De Caro – perché, da alcune analisi sull’acqua di un pozzo molto vicino ai due inquinati, non è emersa traccia di cloruro di vinile. Andremo avanti per capire se si tratti di un fattore isolato».

Ma intanto – com’è comprensibile – la paura, a Monsummano, cresce. Soprattutto dopo gli episodi che hanno colpito Casalguidi, nel comune di Serravalle Pistoiese.

Da una parte, un picco di tumori rari (sarcoma dei tessuti molli): sette casi tra il 2014 e il 2017, dirà poi l’Asl Toscana Centro, che ha pure avviato un’indagine epidemiologica per rintracciarne le cause. Dall’altra, l’elevata presenza di cloruro di vinile in alcuni pozzi privati di via del Redolone, a Casalguidi (anche se non è stata accertata una correlazione tra la sostanza cancerogena e i tumori rari).

Anche per questo (pesante) precedente, i cittadini monsummanesi, adesso, sono sul chi va là. Di conforto è il fatto che le analisi e gli accertamenti vengono svolti e l’Arpat monitora la situazione.
 

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