Gioco
Una villa con tanto di lago nei progetti del re dei dessert
Demolita la casa originaria a Forte dei Marmi, verrà ricostruita lato monti L’intera area è di proprietà di Bindi, imprenditore originario di Chiesina
Quell’enorme immobile su via Vico, a Forte dei Marmi, era abbandonato da ormai quarant’anni. Una volta era la casa di Ninetta, una signora che si narra togliesse il malocchio. Adesso quella casa non c’è più. È stata demolita ieri mattina dall’attuale proprietario: nientemeno che Attilio Bindi, patron di una delle più importanti aziende italiane di dolci. La Bindi, appunto: un’impresa milanese, con radici toscane. Per la precisione di Chiesina Uzzanese, di dove sono originari i Bindi.
L’imprenditore, in Versilia, ha già messo radici da tempo. Oltre alla storica dimora acquistata anni fa dalla famiglia sul lungomare di Fiumetto, sta infatti collaborando con il Comune di Seravezza per il recupero della Rocca di Corvaia, dove verrà realizzato un parco archeo-urbano. In cambio della realizzazione di tre ville (attraverso il recupero di alcuni manufatti esistenti), Bindi ha donato all’ente nove ettari di terreno, dove è in corso il recupero, e realizzerà pure la viabilità di accesso al parco. Per l’area di via Vico (all’altezza della rotonda di via XX Settembre) ha un progetto ancora più grande, anche questo frutto della collaborazione fra pubblico e privato. L’imprenditore cederà infatti a Forte dei Marmi parte del terreno, i sette metri più vicini alla strada, dove verrà realizzata una pista ciclabile. In cambio l’immobile potrà essere ricostruito, identico, da un’altra parte, lato monti. A firmare l’opera – perché un’opera d’arte sarà – è l’archistar Tiziano Lera, uno che prima di essere architetto è naturalista e non c’è sua creazione in cemento che non sia un’esplosione di natura.
La natura esploderà anche in via Vico, perché, grazie alla consulenza del noto geologo Mauro Rosi e dell’esperto di botanica Paolo Tomei, in quell’area che circonderà la villa verrà creato un parco con tanto di lago naturale. «Questo progetto si inserisce in un percorso di collaborazione con i Comuni per riqualificare aree degradate – spiega a Il Tirreno Attilio Bindi –. Quella zona ha un potenziale enorme ma è stata spesso trascurata. L’intenzione è di recuperarla e di aprirla anche alle scuole per percorsi didattici».
Il progetto prevede il recupero dello stato originario del luogo. Una zona umida, come tutta la fascia parallela al mare. «In quella fascia ci sono il Lago di Porta, il Lago di Massaciuccoli e tante altre zone d’acqua più piccole – spiega Rosi – che negli anni sono state coperte. È una zona di altissimo valore ambientale che costituisce il serbatoio d’acqua che noi utilizziamo».
Una volta veniva chiamata “le polle” non a caso: lì sotto c’è una enorme riserva d’acqua che scende direttamente dalle Apuane attraverso il fiume Versilia. La riserva diventerà adesso un lago di 650 metri quadrati. «Basterà togliere la terra superficiale e nascerà da sé», spiega Lera. Verrà realizzato anche un orto botanico, «un ambiente – spiega Tosi – che verrà colonizzato dalla fauna». Un progetto importante sia dal punto di vista estetico che ambientale. «Così – spiega il geologo – si va a creare un processo di fitodepurazione dell’acqua che si introduce nella falda. Senza dimenticare che negli anni abbiamo distrutto una rete di fossi che permettevano di contenere volumi d’acqua importanti in caso di piogge abbondanti e che, adesso, questi spazi d’acqua verranno ricreati». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
