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Overdose fatale, non fu colpa degli spacciatori

Massimo Donati
Overdose fatale, non fu colpa degli spacciatori

Assolti dall’accusa di morte come conseguenza di altro reato e condannati soltanto per aver venduto la droga

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LARCIANO. Volevano provare quella droga, così diversa dall’hashish che a volte fumavano, per vedere che effetto faceva. E per questo i quattro amici si erano messi d’accordo, e ognuno aveva versato la propria quota. Due di loro, dopo aver fatto un assaggio di prova il giorno prima, erano andati a comprare la quantità pattuita in un bar di Pieve a Nievole, dal figlio del titolare: un’ottantina di euro di metanfetamina. Una droga che però, poche ore dopo, per uno di loro era risultata fatale: Diego Venturi, 29 anni, residente nella frazione larcianese di Castelmartini, operaio in un cartonificio di Monsummano, era morto all’alba del 2 giugno 2012, in un campo nei pressi di via Ferrucci, a causa di una overdose.. Accusati della sua morte come conseguenza non voluta del delitto di spaccio di stupefacenti, davanti al giudice monocratico del tribunale erano finiti sia il giovane barista che aveva venduto l’anfetamina sia l’uomo ritenuto lo spacciatore dell’hashish che la vittima aveva fumato quella stessa notte, e che secondo la procura aveva concorso all’overdose mortale. Ieri pomeriggio però, Matteo Bartoli, 35 anni, di Larciano, difeso dall’avvocato Claudio Casciani, e Roberto Baldacci, 48 anni, di Lamporecchio, difeso dagli avvocati Fausto Malucchi ed Elena Baldi, sono stati assolti dall’accusa più grave, quella di aver causato la morte del giovane larcianese: il primo perché il fatto non costituisce reato, il secondo perché il fatto non sussiste.

I due imputati sono stati condannati soltanto per il reato di spaccio, ma non per la più pesante delle fattispecie previste, come contestato dal pm, ma per spaccio di lieve entità: Bartoli a un anno di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale, Baldacci (che aveva fornito la droga più leggera, l’hashish) a 7 mesi, sempre con la condizionale.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Larciano interrogando gli amici che erano insieme a Diego Venturi per festeggiare il compleanno di uno di loro, il gruppetto si era ritrovato nella piazza centrale del paese per poi andare ad appartarsi in un campo vicino. Riempite a metà due bottigliette con dell’acqua, i quattro giovani vi avevano versato dentro i due grammi di metanfetamine, suddividendola in parti uguali, e avevano iniziato a consumarla bevendo a turno.

Dopo poco meno di un’ora, Diego Venturi aveva cominciato a sentirsi male: «Faceva discorsi strani, cercava di prendere qualcosa in aria, dopodiché ha cominciato a respirare con affanno» raccontò uno degli amici.

Una ventina di minuti, e il giovane si era diretto verso le auto su cui erano arrivati e, nei pressi di un ponticello, si era sdraiato a terra. Invano gli amici avevano cercato di farlo alzare. E dopo una decina di minuti avevano chiamato il 118. Prima che l’ambulanza arrivasse sul posto, il giovane aveva smesso di respirare. Inutili i tentativi di rianimazione.

La motivazione della sentenza, fra 90 giorni. —

Massimo Donati
 

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