Il Tirreno

Montecatini

la vittima 

Dal Brasile per una nuova vita era diventata da poco italiana

M.D.

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MONTECATINI. Viveva in Italia da anni Isabel Cristina Macarty. Bionda, occhi azzurri, una persona molto riservata, discreta, sempre curata e ben vestita: in pochi sapevano quale fosse realmente la sua vera professione. Un matrimonio alle spalle con un muratore spezzino, nel 2002, dal 2004 risiedeva ufficialmente a Prato. Ma a Montecatini, al primo piano del palazzo al numero 66 di via Marconi, aveva un altro appartamento. In cui, facendo la pendolare, come una normale impiegata, lavorava. Prostituendosi.

La mattina prendeva il treno e arrivava in piazza Italia. Da qui, a piedi, percorreva qualche centinaio di metri e iniziava la sua giornata. I contatti con i clienti erano garantiti con le inserzioni sui giornali. La sera tornava alla stazione centrale per prendere il treno, poco prima delle otto e mezzo, e fare rientro a Prato. Quindici giorni prima di essere uccisa, Isabel Cristina era rientrata dal Brasile, dove era rimasta per tre mesi, per prendersi cura del figlio allora 26enne, ricoverato in una clinica per problemi di tossicodipendenza. E da allora si era trasferita stabilmente nell’appartamento di via Marconi, a Montecatini: per quello in affitto a Prato, in viale Montegrappa, aveva già dato la disdetta al proprietario.

l’omicidio.

Sono all’incirca le 22 del 20 aprile 2008, domenica, quando al 113 arriva una telefonata. Sono la cugina e due amiche di Isabel. Dal pomeriggio precedente non avevano notizie di lei e sono andate in via Marconi per vedere cosa fosse successo. Mala loro preoccupazione è aumentata ancora di più. Al telefono non risponde e neppure al campanello: all’interno dell’appartamento si sente il cellulare squillare. Sul posto accorre una Volante del commissariato e i poliziotti chiamano i vigili del fuoco per fare aprire la porta d’ingresso. Ed entrano: in camera da letto, supina sul pavimento, completamente nuda, scoprono Isabel in un lago di sangue. Morta. Massacrata a coltellate. Decine di colpi, soprattutto alla gola e al torace, inferti probabilmente con un coltello da cucina poi sequestrato dalla Scientifica.

Scattano le indagini. Le ultime telefonate fatte e ricevute, le decine di nomi in rubrica: parte da questi elementi l’attività degli investigatori della Squadra mobile di Pistoia. Le stanze dell’appartamento non sono a soqquadro, ma il sangue è ovunque.

L’ipotesi che per prima si fa avanti è quella dell’omicidio passionale. O dell’omicidio d’impeto, da parte di un cliente che perde improvvisamente la testa e sfoga la sua rabbia selvaggia sulla donna. Per punirla, per cancellarla. Probabilmente siamo attorno alle 16 del pomeriggio precedente. Isabel urla, chiede aiuto, cerca di scappare dal suo aggressore. Ma le sue grida vengono ignorate: una vicina sente, ma non ci fa caso più di tanto. E muore dissanguata, mentre l’assassino si ripulisce nel bagno, si chiude la porta d’ingresso alle spalle e si dilegua. —

M.D.

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