Sicurezza
Il loculo per la sepoltura non è quello scelto e al cimitero arriva la Polizia municipale
I figli di una defunta di Pieve costretti ad attendere ore al camposanto di San Rocco: «Per noi un danno morale»
LARCIANO. «Abbiamo aspettato in quel camposanto due ore. Il feretro di nostra madre era lì, davanti ai nostri occhi, nel piazzale. E soltanto l’intervento della Polizia municipale ha permesso di darle una degna sepoltura». Giovedì scorso, cimitero di San Rocco, a Larciano. Sono le 15,50 quando un gruppo di familiari e amici della defunta – una donna di 83 anni originaria di Pieve a Nievole – raggiungono il camposanto nel cuore di Larciano. Tutto è pronto: gli operai della cooperativa a cui sono affidati i sevizi cimiteriali del Comune larcianese stanno per procedere. «Ma è stato allora – raccontano i figli della defunta, che chiedono di restare anonimi – che ci siamo accorti che il loculo in cui il feretro di nostra madre stava per essere collocato, in realtà, non era quello che avevamo scelto, e dunque pagato. Così abbiamo chiesto di sospendere la sepoltura, in attesa di chiarimenti. Ed è venuto fuori che i loculi che avevamo scelto erano già stati venduti ad altre persone».
Una vicenda complessa che ha tenuto sulle spine, per più di due ore, i familiari della 83enne scomparsa. «Siamo andati in Comune – raccontano i figli – il giorno stesso in cui nostra madre è morta, chiedendo di poter acquistare due loculi, uno accanto all’altro: per nostra madre e pure per nostro padre, malato e infermo».
E secondo quanto raccontato, un’impiegata avrebbe aperto di fronte a loro una planimetria del cimitero di San Rocco. «Ci ha mostrato sulla carta i loculi vuoti – proseguono – e ci ha chiesto di andare di persona a vederli. Non essendo numerati, ci ha consigliato di prendere come riferimento i nominativi dei defunti sepolti nelle vicinanze». E alla fine i figli della 83enne pievarina stilano una lista di tre opzioni. «Seppur nella disgrazia – aggiungono – siamo rimasti almeno soddisfatti della nostra scelta».
Peccato che, al momento della sepoltura, siano cominciati i momenti di tensione. «Perché – precisano i figli – il forno destinato al feretro di nostra madre non era quello scelto: il nostro era già stato venduto, a nostra insaputa. E così abbiamo bloccato tutto. È stato anche interpellato il sindaco, Lisa Amidei, ma niente. L’unica proposta è stata quella di lasciare il feretro nella cappella del cimitero, incustodita».
«Nostro padre ha avuto un malore – proseguono – eravamo disperati». E, alla fine, i familiari hanno preso il telefono e hanno chiamato le forze dell’ordine. Al cimitero di San Rocco è intervenuta una pattuglia della Polizia municipale. «Soltanto a quel punto – proseguono – il sindaco ha firmato l’autorizzazione per consentire che nostra madre venisse sepolta nel loculo che avevamo indicato come seconda scelta. Ma ci chiediamo: è giusto che dei familiari, già profondamente colpiti da un lutto, siano costretti a subire anche questa umiliazione? Non sarebbe più semplice numerare le arcate e i forni così da evitare, o quantomeno limitare, gli errori di trascrizione?».
«Abbiamo subito un danno morale – concludono i figli – e per questo abbiamo sporto denuncia. Per evitare che qualcuno subisca quello che siamo stati costretti a subire noi». —
Martina Trivigno
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