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«Voglio sfidare i piloti del Nord, poi mi ritirerò dalle corse»

Piergiorgio Barsanti (Foto Alessandro Bugelli)
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Piergiorgio Barsanti (Foto Alessandro Bugelli)

A 72 anni, dopo 45 di agonismo, Piergiorgio Barsanti ha deciso di lasciare il mondo dei rally, ma prima gareggerà in Veneto: «E chissà che non vinca»

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SAN MARCELLO. «A 72 anni, e dopo quasi 45 di agonismo ho deciso che questa del 2020 sarà la mia ultima stagione di gare. La voglio chiudere al meglio e per questo ho deciso di uscire di nuovo dalla Toscana per rimettermi in gioco in Veneto, la patria del rallysmo per eccellenza».

Piergiorgio Barsanti la fiamma della passione per le gare di rally ce l’ha ancora. Forse con lo stesso spirito di quando era alle sue prime esperienze. E la scelta di smettere quest’anno è dettata più dalla ragione che dal cuore. Barsanti, che è conosciutissimo a livello nazionale ed è anche anima e presidente della Abeti Racing, Rally degli Abeti e LimAbetone, ha deciso di schierarsi nel Trofeo Rally di Zona 2 con la sua Ford Sierra Cosworth 4x4 gruppo A del 1990 curata a Bozzano (Lucca) dalla NDM Tecno.

Da cosa nasce la voglia di tornare in gara?

«Ho voglia di rimettermi in discussione, cercare nuove sfide e nuovi stimoli e nulla di meglio ritengo ci sia che andare a sfidare i grandi piloti del Nord, provare a duellare con loro e, perché no, magari pensando a bissare la mia vittoria di tre anni fa. Sarebbe un bel concludere la carriera che comunque mi ha regalato tante soddisfazioni sportive ed anche umane».

Come le è venuta la passione per le corse?

«Non è una “tradizione” di famiglia. Mi venne così, spontanea. Da piccolo ero affascinato dalle auto, dal rombo dei motori. Determinante fu Mauro Nesti per far sì che questa passione poi arrivasse a farmi correre. Scelsi i rally per quella “poesia” che hanno. Il correre su strada è imprevedibile, chiede tanto a macchina e pilota, si corre in due».

Perché smettere?

«Non certo perché la fiamma si sia affievolita. Ma credo che tutto debba avere un termine. È stato un percorso lungo, duro, soddisfacente, esaltante. L’età che avanza ti fa correre con sempre più fatica, poi i regolamenti che non aiutano ed ogni anno ti mettono dei paletti. Diciamo che è un insieme di cose. Ma continuerò a stare nell’ambiente, perché credo di poter dare ancora tanto anche senza il volante in mano».

Quanto e come sono cambiati i rally dal suo esordio ad oggi?

«Non c’è paragone. Tutto oggi corre velocemente, sono cambiati la mentalità, le regole, le persone ed i rapporti che si possono tenere. Nel 1976, il mio primo Rally Elba disputato, partii da casa con la vettura con cui avrei poi fatto le ricognizioni ed avrei anche corso. Con un piccolo furgone di assistenza, e via. Prima era avventura, sacrificio, eravamo come i pionieri nel Far West, ed i rapporti umani erano diversi da oggi, erano di più alto profilo. Le amicizie “vere” che ho nell’ambiente sono del passato».

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