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C’è amianto o no nel laghetto di Centocampi?

Martina Trivigno
C’è amianto o no nel laghetto di Centocampi?

Luca Parlanti e Giovanni Testai chiedono al sindaco i risultati degli accertamenti fatti dopo le richieste di chiarimenti inviate mesi addietro

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LAMPORECCHIO. Vogliono sapere cosa siano quei “manufatti in lastre ondulate” che costeggiano gli argini del lago attrezzato per la pesca sportiva in località Centocampi, poco distante dalla piscina intercomunale di Lamporecchio e Larciano. “Per scongiurare l’ipotesi che si tratti di amianto”, precisano.

Il consigliere comunale e portavoce del Movimento 5 Stelle, Luca Parlanti, e il collega della Lega, Giovanni Testai, è da un po’ che stanno chiedendo spiegazioni al sindaco Alessio Torrigiani e alla sua giunta. “Ma ad oggi non abbiamo ottenuto alcuna risposta”, sottolineano. “E visto che in gioco c’è la salute di tanti cittadini che frequentano gli impianti sportivi di via delle Rave – aggiungono – crediamo sia doverosa una risposta. Nell’interesse della collettività”.

Il primo ad aver chiesto ragguagli su quelle lastre era stato, il 18 agosto dello scorso anno, il consigliere Testai che, sull’argomento, aveva presentato un’interrogazione. Qualche mese dopo, anche il consigliere pentastellato Parlanti era tornato alla carica. Per capire di quale materiale fossero fatte quelle lastre.

“Probabilmente sono state poste a sostegno delle rive dello specchio d’acqua vicino alla piscina comunale – spiegano Parlanti e Testai – e si vedono benissimo anche da lontano, senza avvicinarsi troppo al lago. Il sindaco ci aveva garantito che avrebbe fatto delle verifiche. Ma anche durante l’ultimo consiglio comunale, la nostra interrogazione è rimasta senza una risposta. Per la seconda volta in pochi mesi”.

“Chiediamo all’amministrazione comunale – concludono i consiglieri comunali Luca Parlanti e Giovanni Testai – di conoscere l’esito degli accertamenti fatti dall’amministrazione per conoscere la natura del materiale con cui sono stati costruiti i manufatti. Noi vogliamo sperare che si tratti di strutture in fibrocemento. Ma se così non fosse? E se si trattasse di amianto, cosa succederebbe? Il materiale è lì da decenni, a contatto con acqua e agenti atmosferici. Non è più il momento di restare a guardare, ma di agire. Per il bene dei cittadini”.–

Martina Trivigno

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