Attenzione
Dieci donne uccise in dodici anni per mano di chi diceva di amarle
In pochi mesi in provincia di Pistoia 227 sono state costrette a chiedere aiuto I numeri del fenomeno sono stati illustrati nella sede di “365giornialfemminile”
MONTECATINI. Dieci femminicidi (le cui vittime sono 6 donne italiane e 4 straniere) negli ultimi 12 anni. Soltanto in provincia di Pistoia. Quasi una donna ogni anno è stata ammazzata, spesso da chi diceva di amarla. Certo, qualche notizia in controtendenza c'è: nell'ultimo anno, 227 donne della provincia si sono rivolte ai Centri antiviolenza. Di queste, 126 (un centinaio sono della Valdinievole) hanno bussato - per la prima volta - a uno dei due centri per chiedere aiuto. Perché picchiate, maltrattate, violentate psicologicamente. Soprattutto perché temevano per la loro vita e per quella dei loro figli.
Ma la sensazione (più che altro una certezza) è che i casi di violenza sommersa, quasi invisibile, siano ancora tanti. Troppi. Soprattutto se osserviamo i dati dell'undicesimo rapporto sulla violenza di genere elaborato dall'Osservatorio sociale regionale, presentato ieri nella sede dell'associazione "365giornialfemminile onlus" di via Marconi, a Montecatini.. «Abbiamo pensato di fare una cosa utile per il nostro territorio - spiega la presidente dell'associazione, Giovanna Sottosanti - per ribadire l'importanza del Centro antiviolenza della Valdinievole, nato ormai 16 anni fa. I servizi che offriamo sono gratuiti e il nostro compito è quello di accogliere, orientare, assistere, da un punto di vista psicologico e pure legale, le vittime di violenza di genere».
Anche perché - come spiega Silvia Brunori dell'Osservatorio sociale regionale - per sconfiggere la violenza di genere ci vuole, innanzitutto, una rete capillare.
«In tutta la Toscana - sottolinea - i Cav sono 24 con 99 punti d'accesso regionali a cui si sono rivolte, soltanto nell'ultimo anno, 3.539 donne rispetto alle 1.761 di undici anni fa. E 7 donne su 10 di quelle che si rivolgono ai Centri antiviolenza sono italiane».
È un primo passo, spesso un viaggio di non ritorno, per sfuggire alla violenza e, soprattutto, al carnefice. Una scelta difficile - le più volte dolorosa - che porta alcune di loro a "nascondersi" nelle Case rifugio. In tutta la Toscana sono 21 per un totale di 136 posti letto: 2 di queste si trovano anche in provincia di Pistoia (per un totale di 12 posti letto). Ed è qui, in questa struttura il cui indirizzo è segreto, che le donne ricominciano a vivere. «Non solo vengono messe in sicurezza, spesso con i propri figli - spiega Luca Caterino di Anci Toscana - ma inizia, per loro, un percorso complesso per uscire dalla violenza».
Nell'ultimo anno, in tutto il territorio regionale, sono state 151 le donne (il 72% straniere) accolte nelle Case rifugio con i loro 161 figli. Ma perché queste donne sono costrette a fuggire, abbandonando in gran segreto le loro abitazioni? «Molte di loro - spiega la ricercatrice Daniela Bagattini - vivono situazioni agghiaccianti che noi conosciamo grazie alle interviste. E preoccupanti sono i dati che emergono: nel 30% dei casi le violenze avvengono per mano del coniuge, nel 25,2% è il padre a maltrattarle e, infine, nell'8,4% dei casi è il partner convivente a fare loro del male. E le violenze che subiscono sono di più tipi: fisica, psicologica per arrivare fino allo stalking».
L'unica arma, allora, resta rivolgersi alle autorità competenti oppure ai Centri antiviolenza. «Noi siamo qui per dare innanzitutto informazioni e ascolto - conclude la presidente di "365giornialfemminile", Giovanna Sottosanti - per aiutare tutte le vittime di violenza. Perché smettano, una volta per tutte, di subire in silenzio».
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