Il Tirreno

Montecatini

IL CASO 

Terme, un piano industriale per evitare la liquidazione

David Meccoli
Lo stabilimento termale Tettuccio
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Lo stabilimento termale Tettuccio

Montecatini, dovrà essere dimostrato il recupero delle condizioni di equilibrio economico. Approvato in Regione l’emendamento proposto da Marco Niccolai (Pd) 

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MONTECATINI. Tre mesi di puro “ossigeno” per le Terme, poi si vedrà. Forse un po’alla chetichella si stava pericolosamente avvicinando il 31 dicembre, che tra un petardo e l’altro avrebbe portato anche il botto finale, la messa in liquidazione delle Terme. A posticipare il redde rationem (previsto dal Defr della Regione) ci ha pensato un emendamento del consigliere regionale del Pd Marco Niccolai, approvato ieri a Firenze con l’astensione delle minoranze («La Lega e i partiti satellite», come le chiama Ennio Rucco). E mentre c’è chi si diletta in “baggianate” («Il sindaco Luca Baroncini e la consigliera regionale Luciana Bartolini erano a fare conferenze stampa prive di qualsiasi contenuto operativo e strategico»), c’è anche chi si «occupa di scongiurare la liquidazione della società». . Sono tutte ancora parole di Rucco, che conclude così: «Se c’è un piano dell’amministrazione comunale venga depositato in consiglio il 23 dicembre, a prescindere da quel che fa o non fa la Regione».

«Continuo a leggere di conferenze stampa e dichiarazioni del Comune di Montecatini – ha detto Niccolai – ma non ancora di atti amministrativi che producano effetti giuridici. Per questo ho presentato un emendamento al Defr per evitare che il 31 dicembre la società Terme rischiasse di finire in liquidazione. Tutti i termini previsti sono stati prorogati, intanto, di tre mesi per consentire a Regione e Comune di porre in essere le necessarie decisioni, tra cui quelle per assicurare la continuità aziendale, tema centrale assieme alla proprietà pubblica del Tettuccio».

Il consiglio regionale ha poi approvato, come detto, l’emendamento del Pd, con l’astensione (come vedremo molto critica) delle opposizioni. In pratica, per evitare piani di ristrutturazione (che fanno rima con liquidazione), il Defr prevede che entro il 31 marzo debba essere presentato un piano industriale che «dimostri il recupero delle condizioni di equilibrio economico». Se questo non dovesse accadere, entro il 31 maggio si potrebbe procedere allo «scioglimento e messa in liquidazione della società».

Parole che hanno convinto l’opposizione a concedere una benevola astensione al voto sull’emendamento Niccolai. «Non votiamo a favore perché manca ancora la parola rilancio e non vediamo la luce in fondo al tunnel», ha detto in aula Luciana Bartolini, Lega. «Hanno cercato di venderci questo emendamento – ha detto Maurizio Marchetti, Forza Italia – come la panacea per le Terme, ma ci dovrebbero invece spiegare come è stato possibile arrivare a 25-30 milioni di debito. La maggioranza non si trinceri più dietro proposte che siamo costretti a ingoiare, ma trovi soluzioni condivise: il Comune ha approvato specifiche mozioni, ma se non è possibile accoglierle in Regione, allora si trovino altre soluzioni».

«Servirebbero risposte più precise e invece siamo costretti obtorto collo ad astenerci al voto su questo emendamento», ha detto Paolo Marcheschi, Fratelli d’Italia. «Non si può continuare a sorvolare su un problema», ha affermato Gabriele Bianchi (M5S).

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