Gioco
Video su Instagram per farsi pubblicità Finisce in carcere lo spacciatore social
Il 24enne arrestato dalla polizia mostrava via web le immagini della droga in vendita per poi aspettare i clienti a casa
MONTECATINI. Al passo con i tempi, utilizzava Instagram per pubblicizzare i suoi prodotti. Con tanto di video resi più accattivanti da colonne sonore all’ultimo grido, visibili però soltanto ai fallower da lui abilitati. Clienti, tutti giovanissimi, a cui dava poi appuntamento a casa sua per vendere loro la droga scelta tra quelle proposte nelle immagini: soprattutto hashish e marijuana.
A mettere fine alla proficua attività messa in piedi dallo spacciatore social, Dennis Severini, 24enne incensurato montecatinese, ci hanno pensato gli investigatori della squadra di polizia giudiziaria del commissariato, al termine delle indagini scattate quando avevano fiutato l’esistenza di quel giro di spaccio da due, tremila euro a settimana. Il giovane è finito in manette lunedì mattina, quando i poliziotti, agli ordini del vicequestore Mara Ferasin, hanno eseguito un blitz nella sua abitazione. Nel corso della perquisizione, hanno sequestrato circa 100 grammi tra hashish e marijuana (nei video erano visbili anche altre droga, tra cui acidi) oltre al materiale per il confezionamento delle dosi e a un bilancini di precisione per pesare la droga.
Accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, il giovane, su disposizione del sostituto procuratore Claudio Curreli, è stato trasferito nel carcere di Santa Caterina in Brana, a Pistoia, dove nei prossimi giorni sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia.
La vendita di droga tramite la piattaforma Instagram non è una novità. Se n’è già occupata l’emittente televisiva inglese Bbc in un recente servizio, e qualche mese fa anche la rivista “Esquire” ha segnalato la diffusione di questo canale tra gli spacciatori. Ovviamente ci si espone a un rischio, perché le foto circolano in rete e le possono vedere anche i poliziotti. Un modo per sfuggire ai controlli consiste ovviamente nell’usare un nickname e un telefono che non risulta associato al vero nome dello spacciatore. Per i messaggi coi clienti alcuni usano un’applicazione che si chiama Kik (simile a Telegram) e che non richiede nessun numero di telefono per essere utilizzata, ma un semplice username. In alcuni casi è stato accertato che la spedizione della droga avviene per posta.
Nel caso del giovane spacciatore di Montecatini, invece, i clienti (soprattutto donne, tra i 18 e i 20 anni ma anche adolescenti) dopo aver preso contatti con lui andavano a ritirare hashish e marijuana direttamente a casa sua. E alcuni aveva addirittura il permesso di consumarla lì la droga.
Fatto sta che nonostante gli accorgimenti presi (profilo privato e follower selezionati e abilitati) lo spacciatore social è finito nel mirino degli investigatori del commissariato. La cui attività non è certo stata facilitata dal luogo in cui si trova l’abitazione del giovane: in fondo a una strada senza uscita del centro cittadino, difficile da essere tenuta sotto controllo senza essere notati, soprattutto dai clienti in arrivo. —
Massimo Donati
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