Il Tirreno

Montecatini

l’inchiesta 

C’era una “talpa” nella polizia stradale Ecco tutte le accuse all’ispettore infedele

Paolo Nencioni
C’era una “talpa” nella polizia stradale Ecco tutte le accuse all’ispettore infedele

A Pantaleoni si contesta anche di aver rivelato a due imprenditori in odor di mafia le targhe delle auto civetta della Questura

3 MINUTI DI LETTURA





montecatini. Aveva sempre bisogno di soldi, che sperperava al gioco, e bruttissime frequentazioni, anche con persone già indagate per associazione di stampo mafioso, ma il “peccato” più imperdonabile, almeno agli occhi dei colleghi poliziotti che poi sono andati ad arrestarlo, era un altro: aver spifferato ai cattivi tutti i particolari sul parco delle auto civetta della Questura di Pistoia, modello, colore, numero di targa.

È questa una delle tante accuse che vengono mosse all’ispettore della polizia stradale Gianluca Pantaleoni, 49 anni, segretario nazionale della Uil polizia, finito in carcere giovedì mattina nell’ambito di un’inchiesta del sostituto procuratore Leonardo De Gaudio che vede tra gli indagati anche quattro imprenditori delle province di Pistoia e di Lucca.

Pantaleoni, residente in Valdinievole e aggregato alla sezione di Montecatini (ma in forza al Comando di Lucca dopo aver diretto la sezione di Viareggio), secondo gli inquirenti in cambio di soldi ha fatto una di quelle cose che marchiano a vita un poliziotto: tradire i colleghi, metterli in pericolo, perché le persone a cui ha rivelato le informazioni hanno dimestichezza con le armi e non esiterebbero a usarle. Lo ha spiegato ieri il sostituto De Gaudio fornendo qualche particolare dell’inchiesta.

Le finte malattie. L’accusa di truffa è relativa a 60 giorni di assenza in un solo trimestre che Pantaleoni avrebbe accumulato grazie a false attestazioni di malattia. La Mobile di Pistoia gli ha messo un Gps in macchina e ha visto che in realtà l’ispettore se ne andava in giro, faceva prelievi al Bancomat. Insomma, secondo gli inquirenti non era malato. Un’altra presunta truffa riguarda un corso on line che l’ispettore diceva di aver fatto ai fini dell’avanzamento di carriera e che secondo la Mobile non ha fatto (lo proverebbe il suo computer).

Soldi in cambio di favori. L’accusa di corruzione è legata alle frequentazioni di Pantaleoni con due imprenditori pregiudicati, da cui avrebbe ricevuto soldi e assegni in cambio della sua disponibilità a informarli sulle indagini sul loro conto. È in questa fase che, secondo la Procura, l’ispettore fornisce le targhe e i modelli delle auto civetta. I due lo aiutano anche a vendere degli immobili.

Il porto d’armi “facilitato”. Pantaleoni è accusato anche di traffico di influenze illecite, che non ha a che fare con la politica, ma col suo interessamento (sempre in cambio di denaro) a favore di un imprenditore di Lucca che aveva difficoltà a rinnovare la licenza di porto d’armi per uso personale e uso sportivo.

La “cassaforte” dell’evasore. L’accusa di riciclaggio deriva dai rapporti dell’ispettore con altri due imprenditori poco raccomandabili. Uno dei due sta per perdere beni di ingente valore a causa di un sequestro preventivo e fa un bonifico a Pantaleoni, che diventa la sua “cassaforte” ma spende una parte del denaro nelle scommesse on line. L’altro, già indagato per associazione mafiosa, gli dà qualche migliaio di euro, ma non si sa a che titolo. Uno degli imprenditori gestisce un night a Montecatini, dove Pantaleoni sarebbe stato visto a cena una sera in cui era in servizio.

La circonvenzione. C’è infine l’accusa di autoriciclaggio, relativa a 100.000 euro che l’ispettore avrebbe incassato e poi reinvestito imbrogliando una persona incapace di intendere, ma questo è l’unico aspetto dell’inchiesta sul quale gli inquirenti mantengono il riserbo.

Il fiume di denaro. La Procura calcola che Pantaleoni abbia movimentato circa 900.000 euro negli ultimi tre anni, a fronte di uno stipendio che ammonta a meno di un decimo. Questo dà l’idea di una persona che forse aveva perso il senso della misura, o come dicono i suoi colleghi, aveva finito per sentirsi impunibile.

L’inquinamento delle prove. A un certo punto l’ispettore ha saputo che stavano indagando sul suo conto e avrebbe tentato di inquinare le prove, contattando chi non doveva contattare. Questo può aver pesato sull’applicazione della misura cautelare.

Palette e munizioni. Giovedì durante la perquisizione a casa dell’ispettore i poliziotti hanno trovato munizioni che Pantaleoni non avrebbe potuto detenere e un paio di palette della Stradale, una falsa e l’altra vera ma con la matricola abrasa. —

Paolo Nencioni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa