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Grido d’allarme della Jolly Plastic «Con la nuova tassa futuro incerto»

Martina Trivigno
Grido d’allarme della Jolly Plastic «Con la nuova tassa futuro incerto»

Il titolare dell’impresa che produce pellicole in polietilene «Le istituzioni ci devono sostenere, non mandarci in fondo»

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LARCIANO. Quello della Jolly Plastic di Larciano è un grido d’allarme. E la richiesta al Governo è chiara: un quadro normativo stabile o che, al massimo, preveda cambiamenti graduali. Perché la “Plastic tax” – la tassa sui prodotti monouso e sugli imballaggi che dovrebbe entrare in vigore nel 2020 – rischia di mettere in ginocchio le aziende del settore. Anche quelle storiche come la Jolly Plastic. E ora i titolari dell’impresa di via Riccia – uno stabilimento di 10mila metri quadri che dà lavoro a una quarantina di dipendenti – guarda con preoccupazione agli sviluppi della tassa sulla plastica. È notizia di questi giorni l’emendamento che dimezza a 0, 50 centesimi di euro al chilo la “Plastic tax” . Ma per Rossano Ponsiani, titolare dell’impresa larcianese che produce pellicole in polietilene per il packaging (soprattutto) alimentare, questa non è la soluzione. «In tutta Italia – spiega – sono 3mila le imprese che operano nel settore della plastica, con 50mila dipendenti e un fatturato di 12 miliardi di euro. Prendiamo un’impresa tipo che fatturi, ad esempio, 80milioni di euro all’anno e produca, in media, 23mila tonnellate di plastica. Con la “Plastic tax” questa azienda si troverebbe a pagare circa 12milioni di euro in più rispetto alle tasse già dovute allo Stato. Come potrebbe sopravvivere?». «Anche perché – come sottolinea il figlio di Rossano Ponsiani, Raffaele – non è in questo modo che si riuscirà a salvare l’ambiente». «Il ciclo di produzione interna della Jolly Plastic è già virtuoso – specifica – Tutto quello che dovrebbe essere smaltito, infatti, lo ricicliamo noi, recuperando gli scarti al 100% per la produzione di altre pellicole. Così dovrebbe essere anche per il resto della filiera, fino allo smaltimento» . E le bioplastiche?«Il loro limite più grande è la reperibilità – conclude l’altro titolare, Marco Ponsiani – Da qui al 2023, infatti, la produzione di bioplastica per imballaggi potrà sostituire meno del 10% di quelli realizzati con plastiche tradizionali. Ci vorrebbero, poi, impianti di compostaggio industriale per smaltirli che, però, mancano in Italia. E se abbandonati nell’ambiente, questi imballaggi producono gli stessi effetti della plastica tradizionale. Raddoppieremo la quota di plastica riciclata entro il 2030, passando dal 15% al 30%. Ma le istituzioni devono sostenerci, non mandarci a fondo» . «L’entrata in vigore della “Plastic tax” – conclude la sindaca Lisa Amidei – rischia di penalizzare anche l’indotto produttivo del comune di Larciano, fatto da tante piccole e medie aziende che realizzano un prodotto finito senza creare scarto. Sono certa che il Governo farà le mie stesse considerazioni. Una tassa così penalizzante, infatti, potrebbe far sì che tante aziende decidano di spostare i propri cicli produttivi all’estero» . –

Martina Trivigno

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