Il Tirreno

Montecatini

violenza sulle donne 

Botte e minacce alla moglie che lo ha lasciato

Massimo Donati

L’uomo ha un precedente per omicidio: chiesta e disposta la misura cautelare d’urgenza del divieto di avvicinamento

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valdinievole. Da quando, dopo anni di soprusi e violenze, se n’era andata di casa per vivere una nuova storia d’amore con un altro uomo, è stato un crescendo di minacce e di offese. Sia contro di lei che nei confronti del nuovo compagno e dell’amica ritenuta responsabile di ciò che era successo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso della paura è arrivata quando, nel giro di poco più di un’ora, il marito l’ha aggredita per ben due volte, la seconda incurante della presenza di decine di persone, alla stazione ferroviaria. È stato a quel punto che la donna ha deciso di chiedere aiuto alla polizia, terrorizzata da quell’uomo violento, con alle spalle addirittura una condanna per omicidio. Scattato il “codice rosso”, è stata aperta un’inchiesta che, grazie al previsto iter prioritario, ha portato in soli dieci giorni alla misura cautelare: indagato per il reato di atti persecutori, il sessantenne marito abbandonato (non pubblichiamo le generalità per non rendere identificabile le vittime) non potrà avvicinarsi a meno di 300 metri dalle persone offese e ai luoghi da loro frequentati (la moglie, il nuovo compagno e l’amica di lei), e non potrà mettere piede nel comune di Pistoia, dove adesso la moglie abita.

Siamo in Valdinievole. È il mese di settembre quando la donna decide di lasciare la famiglia per andare a convivere con un altro uomo, a Pistoia. Una decisione arrivata dopo anni di dissapori e di violenze fisiche da lei mai denunciate. Il marito non l’accetta di buon grado. Anzi. Inizia a tempestarla di telefonate e di messaggi, quotidianamente. Le intima di tornare a casa, minacciandola di morte. Dello stesso tenore le minacce nei confronti dell’amica della moglie ritenuta istigatrice dell’abbandono. In questo caso anche con scenate sotto casa, costellate di offese e minacce urlate dalla strada: “Tanto lo so che vai in bicicletta, appena ti incontro ti metto sotto... Prima o poi ti ammazzo, o ti sfiguro con l’acido... Ti brucio la macchina...”.

Almeno 20-30 le telefonate al giorno ricevute invece dal nuovo compagno della moglie, da numeri diversi per non farsi riconoscere. Intervallate da espliciti sms: “Bastardo, tra poco finirai a cantare con gli angeli. Tranquillo che fra poco Gesù arriva...”.

Una persecuzione che, unita alla consapevolezza dei gravissimi precedenti penali di quell’uomo, ha fatto sprofondare i tre in un’ansia costante sempre più profonda. Tale da far addirittura cambiare loro le abitudini di vita per paura di trovarselo di fronte.

Poi, le due aggressioni alla moglie. La prima, quando la donna era andata a trovare la figlia: il marito, accorso dal luogo di lavoro, l’aveva presa per il collo, strappandole la maglia, e poi per i capelli: “Devi tornare a casa, muoviti. Ti ammazzo” le aveva urlato prendendola a pugni sulla testa; solo l’intervento di un vicino di casa l’aveva salvata. Scappata alla stazione per tornare a Pistoia, il marito l’aveva rintracciata lì un’oretta dopo, mentre aspettava il treno: l’aveva agguantata per le spalle, cercando di portarla via, e lasciandola solo quando i presenti, alle sue grida di aiuto, avevano telefonato al 113.

Due giorni dopo, lei, il compagno e l’amica erano andati a sporgere denuncia. —

Massimo Donati

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