Sicurezza
Due cene la stessa sera all’insegna del Bar Ilio
Una è stata organizzata al Molinaccio di Uzzano, l’altra in un locale di Pescia Giovani di un tempo venuti da Torino, Salerno, Benevento e persino dalla Svizzera
MONTECATINI. “Io credo che le sole cose sicure in questo mondo siano le coincidenze” sosteneva il grande scrittore Leonardo Sciascia.
Tale tesi ha trovato sostegno in quanto è accaduto poche sere fa, in location vicine tra loro, in Valdinievole, forse per caso o forse no.
Il trait d’union della nostra storia è un luogo mitico che si trovava a metà della popolosa e trafficata Via Marruota a Montecatini, arteria del Sottoverga e si chiamava Bar Ilio. Non era un semplice bar.
È difficile spiegare cosa rappresentasse per la gente della zona sud di Montecatini a chi non ha vissuto, anche in minima parte, quei tempi e respirato gli effluvi della fumosa sala carte mischiate all’invitante odore di ragù della pastasciutta preparata dalla instancabile Diana, o accarezzato il velluto del biliardo facendo indiavolare Ido, perenne camicia a maniche corte, inossidabile coppia nonché titolari di questa autentica scuola di vita.
Per molti era una seconda casa, per altri addirittura la prima. Un intero universo vi girava intorno composto da una clientela variegata quanto affezionata.
Lì si fortificavano amicizia e fratellanza, si cresceva e si trovava rifugio, fra scherzi, aneddoti, gioie e dolore.
Detto ciò, c’era pure una squadra di calcio che riuscì a vincere un titolo provinciale Uisp di calcio in una notte magica di 33 anni fa allo stadio dei Fiori di Pescia e che si è ritrovata appunto alcune sere fa al Molinaccio per una bella rimpatriata.
Tutti o quasi hanno risposto presente dal “baby” Federico Del Rosso, ora 52enne, al veterano e grande podista Bottaini, nato a gennaio del 1955.
Assieme a loro il capitano (ed organizzatore) Roberto “Stuge” Innocenti, Marco Spinelli, Marco Biagiotti, Assunto Ruggero, Andrea Spinelli, Marco Gandolfi, Antonio Bertelli, Pierfilippo Capini, Giuliano Casanova, Alessandro Romani, oltre a altri personaggi storici di via Marruota e dintorni quali Moreno Quagliano, Sergio Buralli, Enzo Orsucci, Giuseppe Paganelli, Aldo Mosso, Massimo Bartolini, Massimo Cardelli, tutti legati indissolubilmente da sempre.
E mentre questa tavolata di datati ragazzacci rinverdiva le imprese sul campo e fuori, poco distante una cinquantina di giovanotti della generazione successiva a quella sopracitata ma di identica estrazione e frequentazione in termini di bar, si riuniva in un altro locale a Pescia per un altro fraterno e nostalgico amarcord con tanto di T-shirt commemorativa. Riportante la data e la scritta davanti “BAR Ilio, come vedete tutti insieme non siamo pochi”. Dietro il nome del Bar Jolly, della parallela via del Salsero, a dare supporto e merito.
Ragazzi di allora venuti appositamente da Torino, Salerno, Benevento ed addirittura dalla Svizzera come Giovanni Benigni, a rinsaldare il senso d’appartenenza ed il fiero attaccamento alle proprie origini.
Il folto battaglione comprendeva Paolo Messina, Federico Ricci, Massimiliano, Olianti, Francesco “Ulisse” Benvenuti, Paolo “Panino” Panerai, Marco Colombi, Valentino Maietta, Stefano Vannini, Igor Cellerini, Massimo Sterlino, Patrizio “Trapezio” Incerpi, Gabriele Leone, Roberto “Biagio” Biagini, Carmine Zanghi, Ferruccio Lenzi, Maurizio “Barone” Baroncelli, Beppe Dacunti, Paolo Baldi, Stefano Meucci, Giancarlo Carta, Massimo Pierini, Giacomino Mascani, i due Gabriele Ruggero, Marco Bellucci, Pablo Luisi, Lorenzo Michelacci, Giovanni Benigni, Alessio Giuliani, Luca Mazzotti, Cristiano Maietta, Alessandro Nannini, Simone Finocchi, Francesco Bonaccorsi, Marco Bonelli, Davide Pasquinelli, Gabriele Ruggero, Romano Busoli, Luca Ceffo Ercolini, Francesco Romani, Massimiliano De Nisco, Roberto Puccini, Alessio “Cicio” Carli, Fabio Paci, Fabio Albucci, Cristiano Benigni, Stefano Rossi, Giacomo Niccolai, Massimo Bessi.
La leggenda già narra che il brindisi sia stato fatto alla medesima ora dai due gruppi, ognuno ignaro dell’altro. Alla prossima, magari in un’unica enorme tavolata. —
Roberto Grazzini
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