La manifestazione
Applausi rivolti al cielo dai tifosi della vecchia guardia biancoceleste
Montecatini, ex compagni di squadra e sostenitori uniti nel saluto a Orlando Biagi, morto dopo un incidente
MONTECATINI. Commozione, cordoglio, ma soprattutto immenso rispetto hanno accompagnato il toccante addio che Montecatini ha voluto tributare ad Orlando Biagi in un sabato triste, grigio e piovoso, con tante gente che ha riempito le navate della chiesa di Santa Maria Assunta per le esequie funebri e per dare il proprio sostegno alla moglie Franca ed ai figli Grazia e Giuseppe. . Un guerriero infaticabile sul campo di calcio, davanti alla difesa, e nella vita, la cui imponente stazza fisica da centromediano metodista dell’epoca era direttamente proporzionale alla generosità ed alla enorme forza d’animo. Capace di sopportare in doloroso silenzio la perdita del primogenito, Jacopo, perito in un tragico incidente a fine anni ’70, e le varie avversità della vita. Senza cedimenti apparenti, sempre pronto a far quadrato, a dare una mano, ad essere da esempio. Ha lottato come un leone per ben quattro lunghi mesi anche con le conseguenze e i postumi riportati nel drammatico maxi-tamponamento sulla Bretella, prima di arrendersi.
Nelle prime file c’erano schierati quei ragazzi ora “over 50”, fedeli compagni di casacca del figlio Giuseppe, cresciuti fra la polvere del Sussidiario e lo stadio “Mariotti”, come Luca Gerini, Enzo Orsucci, Massimo Guidi, Pino Mazzotta, Marco Finizzola, Giovanni Giannoni e Lorenzo Bellomo, il più guascone, che all’uscita del feretro dalla chiesa ha invitato tutti i presenti ad applaudire il grande “bagnaiolo” di via Bovio. Eppoi tanti suoi ex dipendenti, la squadra del Delfino Volley Pescia dove gioca la nipote Veronica e di cui il buon Orlando era un vero e proprio ultra. Quindi la Polisportiva Margine Coperta, rappresentata dal vice presidente Giancarlo Brizzi, e Carlo Panati responsabile dell’area tecnica del Montecatini che la domenica precedente, a Santa Croce, aveva ricordato Biagi giocando col lutto al braccio ed osservando un minuto di raccoglimento.
Magari da parte del sodalizio termale anche una maglia o una sciarpa di quei colori biancocelesti che l’ex giocatore, allenatore e dirigente del Montecatini amava tanto, ad ornare il feretro, ci sarebbe stata bene, come hanno notato le grandi colonne (per presenze ed attaccamento) del club dell’Airone, Francesco Vettori, Roberto Parlanti, il commendatore Eugenio Pancioli, visibilmente commosso, ed il dottor Tacito Burchi.
Dopo la messa, il trasporto al cimitero di Margine Coperta, ultimo viaggio dell’”omone” tutto di un pezzo dai calzettoni tirati giù e dai valori di una volta, punto di riferimento per tante generazioni di sportivi e non.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
