Sicurezza
Masterfalcon, il dj più conosciuto all’estero che in Italia
Abita a Ponte Buggianese ed è comparso al settimo posto nella classifica Top Dj. «Vivere e lavorare in giro per l’Europa è stata un’esperienza... pazzesca»
PONTE BUGGIANESE. Chi lo avrebbe mai detto che a Ponte Buggianese vivesse uno dei dj più famosi nel mondo? Secondo la classifica Top Dj, di qualche tempo fa, Masterfalcon al secolo Fausto Ercolini si è piazzato al settimo posto. Oggi Masterfalcon, 54 anni, ha priorità diverse rispetto a prima: due figlie a cui tiene moltissimo. Sebbene arda in lui ancora una grande passione per la musica e per il suo lavoro, fino a cinque anni fa era un dj apprezzato e conosciuto all’estero: Ibizia, Canarie, Spagna, Portogallo e Germania, tanto che il signor Masterfalcon ha vinto vari concorsi come dj, i più importanti: primo classificato al campionato italiano e secondo classificato al campionato Europeo. «Anni fa esistevano queste competizioni – racconta – oggi non più. Vivere in giro per l’Europa è stata un’esperienza pazzesca che mi ha dato anche la possibilità di imparare le lingue».
Cosa l’ha spinta a diventare dj?
«La passione. Ho iniziato più o meno a 17 anni a Radio Montecatini, presentavo musica degli anni ’70 e’80. Da lì è scoppiata la passione come dj, volevo imparare a mixare con i dischi. Sempre in quel periodo ho lavorato in un night club, non c’era tanta conoscenza del mixaggio e siccome non c’era interesse per me ma per altro, mi allenavo lì, sbagliavo, riprovavo. Andavo pure al Concorde, conoscevo benissimo il proprietario e facevo il Light J, giocavo con le luci a tempo di musica. Mi piaceva, perché ho acquisito la musica e i tempi. All’epoca non c’era l’attrezzatura elettronica, dovevi mixare manualmente con le levette. Oggi è facile con il computer che ti mixa la musica. Quando ho cominciato io era tutto a orecchio, quartine, stacchi, mixaggi. Per questo ho imparato sul campo grazie a Riccardo Cioni e Michele Lopez, facevo l’apripista o mettevo i lenti. Piano, piano mi sono perfezionato e ho partecipato ai concorsi».
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In queste zone lei ha concorrenti?
«No, non ho nessun rivale perché non mi sono mai confrontato con nessuno in Italia. Qui c’è un circuito molto chiuso. Inoltre, perché sono in grado di proporre vari stili. Non solo Tecno ma Dance, Anni ’70/80, oppure c’è chi predilige musica Afro. Comunque, dipende dall’ingaggio e dal tipo di pubblico».
Come si diventa uno dei dj mondiali?
(ride) «Ma si parla di tanti anni fa! Comunque, il buon lancio è stato sicuramente la seconda posizione nel Campionato Europeo di dj. Dopo, sono andato a Ibizia per divertimento, in realtà ci sono rimasto sei anni, di giorno ero un animatore e la sera facevo il dj. Il villaggio era internazionale perciò dovevo documentarmi sulla musica mondiale per coinvolgere gli ospiti. Inoltre, lavoravo nelle discoteche come dj: Amnesia e Pacha. Preparavo il dj set per un’ora. Studiavo accuratamente la musica che volevo proporre e poi la presentavo durante la serata. Suonavo in una consolle altissima dove vedevo ballare anche 5.000 persone».
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Pensa di aver realizzato tutti i suoi sogni?
«Grazie a questa professione mi sono tolto le mie soddisfazioni all’estero. L’unico rammarico rimane l’Italia dove non sono riuscito a farmi conoscere come avrei voluto». –
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