Gioco
È di Ricci il cadavere recuperato giovedì nel fiume Pescia a Ponte di Mingo
Per il riconoscimento da parte del figlio è stato decisivo il tatuaggio su una spalla. Il magistrato dispone l’autopsia
PONTE BUGGIANESE. Era proprio di Alessandro Ricci quel cadavere recuperato giovedì pomeriggio sull’argine del fiume Pescia, al Ponte di Mingo. Il fungaiolo di 55 anni di Montecatini Alto, scomparso il 18 ottobre sulle montagne di Macchino, nel comune di Pescia, è stato riconosciuto ieri pomeriggio dal figlio. È stato il tatuaggio su una spalla l’elemento decisivo, oltre ad alcuni tratti del viso (deformato dopo così tanti giorni passati nell’acqua del fiume). E si chiude nella maniera più drammatica una vicenda che aveva tenuto con il fiato sospeso l’intera Valdinievole. Per una decina di giorni, decine di persone (se ne sono contate anche 60) tra volontari, vigili del fuoco, carabinieri, soccorso alpino, avevano battuto i crepacci e i boschi attorno a Macchino. Anche con l’aiuto di cani addestrati per il ritrovamento delle persone. Ma Ricci sembrava scomparso nel nulla. Quando il 27 ottobre la Prefettura decise di non autorizzare più il proseguimento delle ricerche dal campo base di Macchino, in molti si era fatta strada la convinzione che l’uomo fosse finito in un crepaccio, nascosto dai cespugli. Oppure in un corso d’acqua. E questa ipotesi, alla fine, si è rivelata quella giusta. Ci hanno pensato poi le piogge torrenziali di questi ultimi giorni a far iniziare il “viaggio” di Ricci, finito nel letto rigonfio della Pescia. E da qui quel povero corpo, sballonzolato dalla corrente, ha proseguito fino quasi ad arrivare in Padule. Durante i passaggi tra le rive più strette i suoi vestiti devono essere rimasti impigliati tra le rocce e la vegetazione. E quando è stato rinvenuto, il cadavere era completamente nudo. Lo ha testimoniato, giovedì, anche Daniele Fabbri. È stato lui il primo ad avvistare quello che poteva sembrare anche un manichino in mezzo alle acque. Quando lo ha visto passare da Ponte Buggianese ha deciso di seguirlo, camminando assieme al suo cane, verso il Ponte alla Guardia. «È allora che ho avuto la certezza che si trattava di una testa che affiorava dall’acqua – ha raccontato al Tirreno – e, sotto, immerso in posizione obliqua, c’era il tronco di un uomo. Più avanti, prima di passare sotto il ponte di Mingo, si è fermato. È rimasto impigliato nella vegetazione. E allora l’ho visto proprio bene, perché l’acqua è trasparente in quel punto. Ho notato alcuni graffi ed abrasioni sulla schiena e sulle braccia. Era completamente nudo».
Fabbri ha avvertito i carabinieri e sono iniziate le operazioni di recupero, terminate a sera. La salma è stata portata all’obitorio del San Jacopo a Pistoia. Non presentava segni di violenza inferta dall’estero. Né tagli né, tantomeno, fori di proiettili. Ma solo ecchimosi compatibili con lo sballottamento tra le rocce . Poi il riconoscimento del figlio ha tolto ogni dubbio. Il sostituto procuratore ha comunque deciso di conferire l’incarico per l’autopsia. Quindi Alessandro Ricci potrà finalmente essere riconsegnato ai familiari. — A.G.
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