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L’omicida di Chiesina Uzzanese prende a pugni un poliziotto in carcere
Danny Scotto, detenuto per aver ucciso l’amico, è stati protagonista di un’aggressione a Pisa
Non è la prima volta che esterna il suo disagio con esplosioni di violenza. Temono che non sarà l’ultima. Danny Scotto ha colpito con un pugno un assistente della polizia penitenziaria mandandolo all’ospedale.
Medicato e dimesso, il 45enne ha avuto tre punti di sutura al sopracciglio destro e sette giorni di referto.
In carcere da quasi un anno con l’accusa di aver ucciso l’amico e coetaneo Giuseppe Marchesano, Scotto, 27 anni, di Chiesina Uzzanese (a gennaio sarà giudicato con rito abbreviato, ndr), non è nuovo a intemperanze che l’altro giorno hanno raggiunto lo scontro fisico.
Uno scatto d’ira improvviso durante un trasferimento interno al Don Bosco di Pisa e l’assistente capo coordinatore che lo stava accompagnando a una visita psichiatrica si è trovato a gestire le escandescenze del detenuto.
«È successo tutto all’improvviso – racconta il poliziotto che chiede di non rivelare la sua identità –. Erano circa le 10,30 quando un collega ha preso in consegna Scotto per portarlo nel reparto sanitario per una visita. Già in precedenza la persona aveva dato modo di dimostrare la sua irrequietezza in carcere. Una ragione in più per tenerlo d’occhio. Ho quasi 27 anni di esperienza e certe cose ormai le percepisco in tempo. Mi sono affiancato al collega e gli ho detto “Ci penso io al detenuto”. In quel momento stavano entrando due persone esterne che dovevano fare attività nei locali del Don Bosco. La situazione, quindi, era ancora più delicata perché a quel punto dovevo garantire l’incolumità degli ospiti e quella mia personale».
Di lì a qualche secondo l’assistente capo si è ritrovato ad affrontare la ribellione di Scotto.
«L’ho visto agitato e gli ho detto “o vai a visita o se continui così torni in cella” – prosegue il poliziotto –. Allora lui si è rivoltato iniziando a offendermi. Ho cercato di fermarlo, di farlo ragionare. Ma ha reagito. Inutile dirgli di stare fermo. Nel corpo a corpo prima siamo finiti contro una parete e a poi a terra. Nel frattempo Scotto è riuscito a darmi un pugno in faccia spaccandomi il sopracciglio destro. Perdevo sangue e non ho più avuto contezza di quello che stava succedendo. L’avevo placcato a terra e altri colleghi ci hanno divisi». L’assistente capo è stato portato al pronto soccorso e con tre punti di sutura è tornato a casa con un referto di una settimana.
Ora Scotto si trova nel reparto del Sai (servizio assistenza integrata) tenuto sotto controllo da medici e infermieri.
«Non è la prima volta che dobbiamo fronteggiarlo – conclude l’assistente capo ferito dal detenuto –.Il soggetto è molto particolare. La mia aggressione d’altronde è l’ennesimo episodio in cui siamo noi della penitenziaria a subire le conseguenze. Ormai è un sistema che funziona così. Esposti alle aggressioni dei detenuti e quando devono contestarci qualcosa siamo i primi a essere puniti». —
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