Gioco
Cadavere avvistato nel fiume Pescia recuperato all’altezza del Ponte di Mingo
Ancora sconosciuta l’identità della vittima. Potrebbe trattarsi del cercatore di funghi scomparso in ottobre a Macchino
PONTE BUGGIANESE. Quando l’ha visto passare, in mezzo al fiume Pescia, trascinato dalla corrente, non voleva credere ai suoi occhi. In un primo momento ha pensato che si trattasse di un manichino. Poi ha guardato meglio e si è sempre più convinto che no, probabilmente era proprio il cadavere di un uomo. Così ha chiamato i carabinieri e ha dato l’allarme.
Erano le 16 quando Daniele Fabbri, pensionato di Ponte Buggianese, ha visto passare quel corpo umano che procedeva verso il Ponte alla Guardia. Lui era andato a fare una passeggiata sull’argine assieme al suo cane, come fa spesso. «Ho notato una testa che affiorava dall’acqua e, sotto, immerso in posizione obliqua, il tronco di un uomo. La corrente del Pescia, ingrossato dalle piogge di questi giorni, lo trascinava via verso il Padule. Ho provato a seguirlo e più avanti, prima di passare sotto il ponte di Mingo, quel cadavere si è fermato. È rimasto impigliato dalla vegetazione. E allora l’ho visto proprio bene, perché l’acqua è trasparente in quel punto. Ho notato alcuni graffi ed abrasioni sulla schiena. E anche sulle braccia. Era completamente nudo».
Nel frattempo arrivava una pattuglia dei carabinieri della stazione di Ponte. E poi altri rinforzi da Montecatini, la scientifica. E i vigili del fuoco, chiamati per riportare a riva il cadavere dello sconosciuto. Un uomo sulla cinquantina, con un tatuaggio su una spalla. Quasi subito ha cominciato a circolare l’ipotesi che si trattasse di Alessandro Ricci, il cercatore di funghi di 55 anni di Montecatini Alto disperso dal 18 ottobre nella zona di Macchino, a Pescia. È stato cercato per giorni nelle forre e tra la vegetazione, ma niente. E allora si è pensato che possa essere caduto nel fiume e poi, con l’ingrossarsi della Pescia dovuto alle piogge battenti, la corrente lo abbia trascinato fino quasi ad entrare nel Padule di Fucecchio. Immerso per giorni nell’acqua, sbattuto da una riva all’altra: così si spiegherebbe quel volto tumefatto. E si spiegherebbe anche la mancanza di vestiti, strappati via dalla furia delle acque».
Nessuna conferma ufficiale però da parte dei carabinieri. Il comandante provinciale Gianni Fedeli, che incontra i giornalisti assieme al comandante della compagnia di Montecatini, capitano Alessandro Sorgente, non se la sente di avventurarsi in ipotesi. Attende di avere certezze. La Procura oggi dovrebbe autorizzare l’autopsia, che si svolgerà all’obitorio di Pistoia, dove la salma è stata trasportata, dopo essere stata ricomposta, dalle onoranze funebri Lo Conte.
«Ci sono diversi modi – spiega il colonnello Fedeli – per eseguire un riconoscimento: l’esame del dna, le impronte dentali. E poi quel volto è comunque ancora riconoscibile. Per prima cosa effettueremo riscontri con il data base che contiene le informazioni sulle persone scomparse». E se si tratta proprio di Ricci, lo si scoprirà presto. —
Alessandro Gasperini
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