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Lezione di Costituzione dell’ex magistrato Colombo ai ragazzi delle superiori

Giorgio Scrofani
Lezione di Costituzione dell’ex magistrato Colombo ai ragazzi delle superiori

L’ex componente del pool “Mani pulite” al Palagio partecipa al progetto organizzato dall’Anpi con le scuole. E parla del rispetto delle regole 

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PESCIA. «Che cos’è una regola?». Con questa domanda inizia l’intervento di Gherardo Colombo al Palagio. Poi si toglie la giacca, afferra il microfono e si mischia nella platea. A comporla è una delegazione di ragazzi degli istituti superiori: sono soprattutto studenti del liceo Lorenzini che hanno preso parte, sotto la guida della professoressa Samanta Selvaggi, al progetto «Costituzione. Una bussola per la democrazia» organizzato dall’Anpi.

Gherardo Colombo, simbolo della magistratura italiana. Il suo nome è legato alle indagini sul delitto Ambrosoli, sulla Loggia P2, ma è da tutti associato in primo luogo all’inchiesta Mani pulite. Lasciata la magistratura, ha fondato, nel 2010, l’associazione “Sulle regole”, la cui finalità è promuovere la riflessione sul senso della giustizia, sulla Costituzione e sul rispetto della legalità attraverso incontri con gli studenti. Il suo intervento al Palagio, difatti, è stato un dialogo, non una lectio magistralis. Ha invitato pazientemente, senza sottrarsi all’ironia e allo scherzo, a rispondere. Dai videogame a Don Rodrigo, dalla ricetta della torta di mele alla discriminazione del “lei” e del “tu”.

La regola non è un’imposizione, ha detto. L’imposizione priva l’individuo della responsabilità. La regola è un aiuto, uno strumento che ci consente di giungere all’obiettivo: «Se vuoi fare la torta di mele deve usare gli ingredienti. Se vuoi diventare libero è necessario seguire la Costituzione».

A questo serve dunque la Costituzione, a comprendere le regole al fine di essere liberi. Considerando il testo nel suo complesso i diritti hanno la precedenza sui doveri. È una questione aritmetica: i diritti sono menzionati 47 volte, i doveri 17. Ma dove comincia la Costituzione?

Seguendo la lezione di Piero Calamandrei, dall’articolo 3. «La prima parte dell’articolo 3 – spiega Colombo – dice che tutti noi siamo importanti e lo siamo quanto gli altri». Da questo articolo seguono tutti gli altri. Ma ciò non basta a rendere la Costituzione “vera”. È facile rendersi contro di quanto poco abbia imposto il suo linguaggio di libertà. Basta chiedersi quante sono le donne che abbiano ricoperto incarichi istituzionali, o interrogarsi sul numero di moschee. La Costituzione, allora, non è vera. Da chi dipende? Questa è la terza domanda. La risposta è: da tutti noi. Basta tirarsi indietro dai propri doveri per cedere il posto alla «cultura dell’imbroglio», alla cultura di chi, barando perché tanto non mi vede nessuno, reintroduce quelle differenze tra le persone che la Costituzione aveva cercato di cancellare, dopo la vergogna delle leggi razziali. Per questo Colombo si rivolge ai giovani. Perché i ragazzi sono più liberi degli adulti, sostiene. —

Giorgio Scrofani



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