Attenzione
Palloncini bianchi per l’ultimo saluto
In centinaia a Cintolese hanno dato l’addio all’amico di tutti: Alessandro Donato Remollino, travolto da un furgone a Pazzera
MONSUMMANO. Almeno 500 persone hanno partecipato ieri alla cerimonia funebre di Alessandro Donato Remollino (tutti lo conoscevano con il primo nome), morto mercoledì a 40 anni in località Pazzera travolto da un furgone mentre attraversava la strada.
Le esequie sono state officiate nella nuova chiesa di Cintolese intitolata a padre Massimiliano Kolbe. Sono arrivati alla spicciolata gli amici e i parenti, a partire dalle 15. Silenziosi, composti, attoniti e ancora increduli di fronte alla tragedia di questa famiglia. Uno dopo l’altro, in fila, hanno firmato il libro del ricordo. Per lasciare scritto che anche loro erano presenti a tentare di confortare i suoi cari e per cercare a loro volta un conforto impossibile.
Il carro funebre con la salma è arrivato alle 15, 30. Subito dopo, la madre e la sorella Maria Teresa lo hanno accompagnato per l’ultimo straziante saluto dentro la Chiesa. «Chi muore in Dio vivrà in eterno», le parole di consolazione pronunciate dal parroco in apertura della Santa Messa. Il sole riscalda un manipolo di gente che ha deciso di restare ad attendere fuori il feretro per il congedo finale.
Alessandro era andato a comprare il biglietto del bus che doveva portarlo al lavoro, ma quando ha riattraversato la strada sulle strisce pedonali per raggiungere la fermata è stato investito da un furgoncino il cui conducente probabilmente non l’ha visto.
È morto così, all’alba di due giorni fa. Lavorava come operaio in un calzaturificio della zona industriale di Monsummano, che per due giorni ha sospeso la produzione in segno di lutto per questa gravissima perdita. E abitava in via Francesca sud all’altezza di Pazzera, a poche decine di metri da dove è accaduto l’incidente.
Gli abitanti della zona hanno paura. Non da ora, a dire la verità. La disgrazia non fa che rimarcare quanto quella strada sia pericolosa. Erano all’incirca le 6, 30 di mercoledì, quando Remollino è stato investito. Si era fermato nella vicina edicola ad acquistare il biglietto, subito dopo lo schianto.
«Alessandro era un po’ l’amico di tutti. Il primo che salutava e, se lo trovavi al bar, era lui che offriva sempre il caffè». Queste le parole a caldo degli amici di una vita che hanno portato ieri i loro cuscini di fiori per l’estremo saluto. «Una bella famiglia, originaria della Sicilia – ha spiegato una residente di Pazzera – erano così uniti. Un anno e mezzo fa, Alessandro aveva perso suo padre. Era stato un grande dolore, erano molto legati. Ma poi si erano fatti forza, superando quel difficile momento per tutta la famiglia».
Mancherà a tutti quel ragazzo gentile ed educato che i vicini e i familiari hanno visto crescere sotto i loro occhi. Vederlo senza vita, nel fosso a lato strada, ha provocato una grande sofferenza. Esattamente come per la camera mortuaria, anche al funerale molto guardano da lontano. Ma ad avvicinarsi proprio non ce la fanno. «Gli abbiamo voluto tutti bene, qui – ribadiscono – porteremo dentro di noi il suo ricordo, la sua energia, il suo sorriso. È tutto troppo ingiusto, inaccettabile. Tutti i suoi sogni e le sue speranze sono state spezzate. In un attimo». E all’uscita dalla chiesa, dal sagrato gremito di persone, si sono alzati in cielo decine di palloncini bianchi. —
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