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A giudizio l’ex sindaco Rinaldo Vanni

Massimo Donati

Per l’annosa vicenda del “Posta Club” è accusato di omissione di atti d’ufficio insieme a una funzionaria comunale

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MONSUMMANO. Rinviato a giudizio l’ex sindaco di Monsummano, nonché ex presidente della Provincia, Rinaldo Vanni (Pd). L’accusa nei suoi confronti è quella di omissione di atti d’ufficio, in concorso con la funzionaria comunale Barbara Ammendola. Un procedimento penale che ruota attorno all’annosa vicenda del “Posta Club” di piazza Quattro Novembre, l’ex “Chalet”, adesso chiuso da tempo.

Ieri mattina, al termine dell’udienza preliminare , il gup del tribunale Luca Gaspari ha decretato il rinvio a giudizio nonostante che il pubblico ministero, al termine della sua requisitoria, avesse chiesto il non luogo a procedere per Vanni, per tutte le imputazioni a lui contestate, e, solo per alcune accuse, per la funzionaria Ammendola. I due compariranno davanti al tribunale collegiale il prossimo 15 febbraio.

Le indagini che hanno portato al processo erano scattate in seguito all’esposto presentato dal titolare della società a cui il comune aveva dato in locazione il locale. I fatti contestati risalgono al periodo tra il giugno 2012 e il luglio 2014. Secondo la procura Vanni e Ammendola, in qualità, rispettivamente, di sindaco e funzionario responsabile del Suap, avevano omesso “di esercitare i doveri di vigilanza a tutela della sicurezza pubblica degli avventori del locale e i poteri di risoluzione del contratto di locazione stipulato il 29 marzo 2010 tra il Comune di Monsummano e la società L’Oasi per inosservanza degli articoli 9, 10 e 14 del contratto stesso”.

E ciò, spiega la procura, “nonostante fossero a conoscenza dell’utilizzo dell’immobile in maniera non congrua rispetto alle autorizzazioni commerciali in essere. In particolare, il locale veniva adibito stabilmente a discoteca, mentre vi era l’obbligo contrattuale di esercitarvi esclusivamente attività di bar-ristorante, dancing-pub e trattenimenti musicali dal vivo”.

La procura spiega che per ragioni di sicurezza, per esercitare la prevalente attività di discoteca, il locale avrebbe dovuto avere un’apposita licenza, previa verifica da parte della commissione tecnica prevista dal Tulps. “Invece, il funzionario del Suap rilasciava di anno in anno la licenza temporanea per trattenimenti musicali e danzanti all’aperto per singole serate, omettendo di approfondire le numerose segnalazioni pervenute”, tra l’altro da Polizia municipale, Arpat e questura di Pistoia. Senza far scattare i conseguenti controlli.

Inoltre, secondo le accuse, Vanni e Ammendola erano anche a conoscenza del fatto che al “Posta Club” erano stati realizzati ampliamenti della superficie dell’edificio per circa 400 metri quadrati (tettoie, chiusure con vetrate, guardaroba, tensostruttura, box biglietteria. . .). Abusi edilizi, accusa la procura, espressamente vietati anche dalle licenze temporanee. —

Massimo Donati

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