Sicurezza
Carte contro il malocchio: veggente condannata
Un anno e quattro mesi per truffa dopo la querela sporta da una cliente che negli anni aveva sborsato circa 20.000 euro
pescia. Prima la morte del figlio adolescente, in un incidente stradale. Poi i problemi di lavoro, e quelli matrimoniali. Una sorta di persecuzione. Al punto che pensava di essere vittima di un malocchio. E quando ad una radio della Lucchesia ha ascoltato quel programma in cui la “veggente Aurora” aiutava le persone leggendo le carte, ha creduto di aver trovato la soluzione a tutti i propri mali. Riponendo la propria fiducia in quella donna che, fin dai primi incontri, le aveva promesso di difenderla dalle “negatività” che la tormentavano. Naturalmente in cambio di denaro: che nell’arco di 3 anni, avrebbero raggiunto l’ammontare di circa 20.000 euro.
Almeno secondo le accuse messe nero su bianco dalla procura di Pistoia al termine delle indagini scattate dopo che l’ingenua vittima – una cinquantenne operaia della provincia di Lucca – aveva sporto denuncia quando si era accorta di essere stata soltanto presa in giro. Imputata del reato di truffa, ieri mattina, la veggente Aurora, al secolo Caterina Pizzimenti, 58 anni, nativa di Reggio Calabria e residente a Pescia, è stata condannata con il rito abbreviato dal gup del tribunale di Pistoia: un anno e quattro mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena, oltre al pagamento di una provvisionale di 5.000 euro in vista del risarcimento dei danni alla vittima, da quantificare in sede civile.
Nella querela che aveva sporto nell’ottobre 2016 ai carabinieri, la cinquantenne operaia lucchese aveva raccontato di come si fosse rivolta alla veggente conosciuta attraverso la radio nel settembre di tre anni prima. Spiegando di come la ricevesse nella sua abitazione di Pescia, dove le faceva le carte per “risolvere le sue negatività”. Mostrandosi tra l’altro sinceramente interessata al suo benessere: l’aveva anche aiutata a guadagnare qualche soldo come donna di servizio in alcune famiglie.
Fatto sta che per quegli incontri l’ingenua vittima pagava sempre in contanti, e in tre occasione aveva pagato il pellegrinaggio della veggente a Medjugorje. Solo dopo tre anni la donna si era accorta di essere stata raggirata. E sapendo che altre donne di sua conoscenza stavano subendo la sua stessa sorte, aveva deciso di rivolgersi a carabinieri, per impedire che anche loro si ritrovassero a sborsare migliaia di euro.
Al termine delle indagini portate avanti dai carabinieri, era stato lo stesso ex procuratore capo Paolo Canessa a chiedere il rinvio a giudizio della Pizzimenti per il reato di truffa. Davanti al giudice dell’udienza preliminare Patrizia Martucci, l’avvocato difensore, Giancarlo Mandara, ha chiesto che l’imputata venisse processata immediatamente con il rito abbreviato, in modo tale da ottenere lo sconto di un terzo sulla pena in caso di condanna. Condanna che è arrivata ieri mattina: 16 mesi di reclusione così come chiesto al termine della requisitoria dalla pm Laura Serranti. —
Massimo Donati
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