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«Lei voleva un futuro migliore Era una speranza per tutti noi»

Martina Trivigno
«Lei voleva un futuro migliore Era una speranza per tutti noi»

Un centinaio di persone ha partecipato all’iniziativa contro il bullismo in piazza Giusti per ricordare la ventenne studentessa universitaria morta suicida a Cintolese il 20 settembre 

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Il ricordo

«Lei era la nostra speranza. La prova che anche noi, che abbiamo un colore della pelle diverso, possiamo farcela, in questa società. E il suo gesto ha spezzato il cuore, a tutti noi». Chi parla è un’amica di famiglia della ventenne studentessa universitaria (a Roma) che, il 20 settembre scorso, si è tolta la vita, gettandosi dal quarto piano del palazzo dove vive la sua famiglia, a Cintolese.

Ieri pomeriggio un centinaio di persone sono scese in piazza per dire no a ogni forma di bullismo. Perché chi quella ragazza la conosceva bene, continua a credere che, dietro al suo gesto estremo, ci sia qualcosa di più: un mostro subdolo, quello del bullismo, che la giovane non sarebbe riuscita a superare. Intanto la Procura di Pistoia ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio.

Credono nella giustizia, le persone che, ieri pomeriggio, si sono date appuntamento in piazza Giusti. Ma quello che si è levato, dalla pubblica piazza di Monsummano, è stato un grido muto. Un coro unanime di condanna verso ogni forma di violenza, anche verbale e psicologica (e, non per questo, meno dannosa). Un’iniziativa promossa da Cisl Toscana Nord – Pistoia, Anolf Cisl (associazione nazionale oltre le frontiere), Anteas Cisl (associazione di volontariato per la terza età) e Unione mondiale marocchini all’estero – Italia per affrontare, a viso aperto, un tema delicato quanto attuale.

C’erano i cittadini e pure diversi rappresentanti delle istituzioni locali e regionali. C’era il padre della giovane studentessa morta suicida, in un angolo, sorretto dalla solidarietà di centinaia di persone. Ma lui, più volte invitato a parlare da Giovanni Guarnera, co-presidente di Anolf-Cisl Pistoia, e da Aziz Fettami, rappresentante dell’Unione mondiale marocchini all’estero-Italia, non ce l’ha fatta a intervenire.

«Siamo qui come cittadini, ancor prima che amministratori – hanno detto le assessore Monica Marraccini e Roberta D’Oto – Siamo amici della famiglia della ragazza. Dobbiamo ricordare che il bullismo è vigliacco. E che attecchisce se un gruppo di giovani si sente spalleggiato. Dobbiamo lottare per far capire ai bulli che siamo tutti uguali. Deve esserci l’impegno delle famiglie, innanzitutto. E poi della scuola e delle istituzioni per non far mai sentire soli i nostri ragazzi».

Tra le persone presenti, anche i volontari della Misericordia di Monsummano. Proprio loro, nel giorno della tragedia, sono intervenuti per prestare i primi soccorsi alla ventenne di Cintolese. «Ero sul posto, il 20 settembre – racconta una di loro – Una scena che mai nessuno di noi avrebbe voluto vedere. Facciamo volontariato con il cuore, senza chiedere niente in cambio. Ma tragedie come questa ti segnano nel profondo». Sulla stessa linea anche il direttore della Misericordia monsummanese, Massimo Lavorini. «Come la famiglia della studentessa universitaria, tante volte, ha messo a disposizione il proprio tempo per la nostra associazione di volontariato – spiega – allo stesso modo cercheremo di stare ancora più vicini ai familiari».

«Abbiamo parlato di istituzioni e di scuola – prosegue Lavorini – ma non dobbiamo dimenticare le associazioni di volontariato. È proprio qui, infatti, che si imparano valori importanti, come l’uguaglianza».

«Mio figlio ha 8 anni – ha aggiunto l’amica di famiglia della studentessa – e anche lui, spesso, torna a casa piangendo. Mi racconta che a scuola lo prendono in giro, per il colore della pelle. Lui è nato in Italia, io sono arrivata qui a vent’anni. L’età della nostra amica che non c’è più. Io, allora, vedevo il futuro, davanti ai miei occhi. A lei, invece, non è rimasto più niente».

Infine un pensiero, letto con la voce tremante, dalla figlia di Aziz Fettami. «Nessuno poteva immaginare che questo giorno sarebbe arrivato – ha detto – Ma purtroppo questo veleno sociale ha sciolto il tuo coraggio e spento il tuo sorriso. Ti abbiamo conosciuto come una ragazza senza malizia e intelligente. Siamo tristi, perché non potremo più abbracciarti. Buon viaggio, ovunque tu vada. E che tu possa sentirti meno sola di come ti sei sentita qui, su questa terra». –

Martina Trivigno

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