Italia
Prostituta massacrata in casa a coltellate: disposta la perizia su un’altra indagata
L’impronta dentale della donna sarà comparata con il segno del morso che venne trovato su una coscia della vittima
MONTECATINI. Dalle perizie disposte dal giudice con un incidente probatorio non è arrivata la prova sperata. Né dalla comparazione delle tracce di Dna, nè dalle analisi sulle orme insanguinate trovate sul pavimento e sulle impronte di morsi lasciate su un braccio e su una gamba della vittima. Ma ci potrebbe essere un’ultima chance per evitare l’archiviazione del “cold case” di Isabel Cristina Macarthy, la 47enne prostituta di origini brasiliane massacrata nel suo appartamento di via Marconi, a Montecatini, 11 anni fa. Dopo tanti anni di irreperibilità, gli investigatori della Squadra mobile della questura – gli stessi che dal 2008 non hanno mai smesso di indagare – sono riusciti infatti a rintracciare l’unico indagato a cui finora non era stato possibile prelevare Dna, impronte dei piedi e impronte dentali.
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Si tratta di una donna (9 complessivamente gli indagati, 4 uomini e 5 donne, tutte, queste ultime, con motivi di rancore nei confronti della vittima), una 49enne dominicana tornata a vivere negli ultimi tempi a Montecatini. E che, grazie ad una segnalazione confidenziale che la voleva nei pressi di un internet point della città termale, i poliziotti hanno fermato lo scorso 14 giugno in via Garibaldi, dopo aver perlustrato a lungo la zona. La sospettata, a dire il vero, si è mostrata subito collaborativa, acconsentendo a fornire immediatamente un campione di saliva per il Dna e le proprie impronte podaliche e dentali.
E grazie a questo, il gip del tribunale Patrizia Martucci ha disposto un supplemento di incidente probatorio: l’impronta dentale della 49enne dominicana dovrà essere confrontata con il segno del morso trovato sulla coscia destra della vittima, l’unico, secondo la consulente del giudice (l’antropologa e odontologa forense Chantal Milani) abbastanza nitido per effettuare una comparazione.
Quelle effettuate nelle scorse settimane con gli altri indagati non hanno dato risultati attendibili, neppure quele con il sospettato principale, la cui dentatura, negli anni, ha subito, tra l’altro, a causa di interventi subiti, modifiche che la consulente ha potuto ricostruire solo a partire dal 2014.
Così come un nulla di fatto è arrivato dagli esami condotti dagli altri due consulenti del giudice: la biologa Elena Salata, capitano del Ris, per il Dna della saliva trovata sulle calze della vittima, risultata appartenere a più uomini ma troppo contaminata dal suange; e il maresciallo maggiore del Ris Eugenio Mazza, per le orme insanguinate, troppo indistinte o deformate per un qualsiasi tipo di comparazione.
Isabel Cristina Macarty era diventata cittadina italiana da poche settimane quando venne massacrata a coltellate nel suo appartamento, nel pomeriggio del 19 aprile 2008. Quando la sera del giorno successivo, dopo l’allarme dato da alcune amiche, i poliziotti del commissariato erano andati a controllare il perché la donna non rispondeva più al telefono, l’avevano trovata in camera da letto, supina sul pavimento, completamente nuda, in un lago di sangue.
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