Il dolore
Quel rimborso datato 31 giugno e incassato da Oreste Giurlani
Prime testimonianze al processo che vede imputato il sindaco di Pescia accusato di peculato nella veste di ex presidente dell’Unione comuni montani
pescia. Un rimborso per 290 chilometri percorsi per esigenze di servizio, Percorsi però il “31 giugno”: data, ovviamente, inesistente. C’è anche questa tra le “spese pazze” contestate dal pm Tommaso Coletta al sindaco di Pescia Oreste Giurlani, oggi sotto accusa nella sua veste di ex presidente dell’Unione dei comuni montani.
La circostanza è emersa ieri, nel corso della testimonianza resa da un finanziere che ha effettuato le indagini, citato come testimone dell’accusa al processo in corso a Firenze. Improbabile, secondo la procura, che si sia trattato di un semplice errore di trascrittura. Analoghi rimborsi vengono infatti chiesti da Giurlani sia per il 30 giugno che per il primo luglio.
Di parere opposto l’avvocato Gabriele Melani, difensore di Giurlani: «Ritengo si tratti di un palese errore materiale» afferma.
I rimborsi per esigenze di servizio versati dalle casse dell’Uncem direttamente sul conto di Giurlani riguardano anche due cappotti da donna di lana cotta, acquistati nel febbraio del 2012 in un maglificio di Stia, per il prezzo complessivo di 680 euro. E poi tanti telefoni cellulari, uno dei quali era ancora nella disponibilità di Giurlani quando fu arrestato nell’ambito dell’inchiesta, sebbene non fosse più presidente dell’ente.
Non sarebbe trascurabile poi la quantità di denaro versata dall’Uncem sul suo conto corrente senza alcuna apparente giustificazione.
Secondo quanto emerso nel corso dell’udienza di ieri, per esempio, nel gennaio del 2012 l’attuale sindaco di Pescia avrebbe ricevuto poco più di 20.000 euro, 7.000 dei quali però senza alcuna giustificazione, ossia né a titolo di busta paga né come rimborso.
Complessivamente Oreste Giurlani, a processo per peculato, è accusato di essersi appropriato di oltre 700.000 euro tra il 2012 e il 2016, denaro pubblico uscito direttamente dalle casse dell’Uncem di cui era presidente. Nel dettaglio, per la guardia di finanza Giurlani si sarebbe appropriato di 338.784 euro in assenza di giustificativi di qualsiasi tipo; di altri 241.784 euro come rimborsi spese “autocertificati”, ma che non sarebbero stati documentati, gonfiati negli importi (tra questi l’acquisto di carburante per una percorrenza di 11-12.000 chilometri al mese, ma anche l’acquisto di beni non pertinenti alla funzione di presidente Uncem come (oltre ai già citati cappotti e telefoni, anche attrezzature sportive); di 143.960 euro per contratti di collaborazione e consulenze “effettuate su incarico da lui stesso a se medesimo conferite, rispetto alle quali non aveva svolto alcuna attività aggiuntiva rispetto a quelle istituzionali” .
Vicenda sulla quale ieri, in occasione della prima udienza nella quale, dopo aver affrontato le questioni preliminari, si è entrati nel vivo del processo, è intervenuto lo stesso sindaco di Pescia.
«Ho già espresso più volte la massima fiducia nella magistratura – ha detto Giurlani – pur nella convinzione di avere agito correttamente nel mio mandato di presidente Uncem, che è al centro di questo processo» .
«Non sto in questa sede a ribadire che i miei avvocati produrranno documenti e fatti che faranno piena luce sulla gestione di un ente particolare come l’Uncem – ha affermato ancora – e che Pescia è comunque assolutamente estranea da questa situazione e che i cittadini si sono chiaramente espressi con il voto sulla vicenda, visto che io non ho mai nascosto nulla».
«Sono sereno – ha detto Giurlani – perché so quello che fatto presiedendo l’Uncem, non risparmiandomi mai e lavorando con il massimo impegno, come sto facendo in questo momento».
Infine un pensiero ai cittadini di Pescia: «Possono essere certi che quello che succederà nelle aule del tribunale non influirà in nessun modo con la vita della città, i molti progetti che vogliamo portare a termine e i tanti sogni e obiettivi che abbiamo per migliorare la città di Pescia». —
Matteo Leoni
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