Sicurezza
Prime testimonianze in aula nel processo contro Giurlani
pescia. Entra nel vivo oggi a Firenze, con l’inizio della fase dibattimentale, il processo che vede imputato il sindaco di Pescia Oreste Giurlani, accusato di peculato e traffico di influenze, reati che avrebbe commesso quando era presidente dell’Uncem: in aula sfileranno i primi testimoni della pubblica accusa.
Nelle previsioni, l’ultima udienza del processo (in cui l’Unione comunale del Pd di Pescia si è costituita parte civile) sarebbe stata fissata per il 19 dicembre, ma visto il numero dei testimoni (72 soltanto quelli della difesa) è assai probabile che i tempi si allungheranno e per la sentenza di primo grado occorrerà attendere il 2020.
Secondo la procura di Firenze, tra il 2012 e il 2016 Giurlani si sarebbe appropriato di oltre 700 mila euro di denaro pubblico, sottraendolo alle casse dell’Uncem. Di questi soldi, avrebbe intascato 338.784 euro in assenza di giustificativi di qualsiasi tipo, altri 241.784 come rimborsi spese autocertificati, ma non giustificati, e 143.960 euro attraverso contratti di collaborazione e consulenze a suo favore.
Già sindaco di Pescia in quota Pd, Giurlani aveva dovuto lasciare l’incarico proprio a causa dell’inchiesta che lo ha portato a processo, per la quale fu anche arrestato. Poi è stato rieletto primo cittadino, sostenuto dalle liste civiche. Tra le spese incontrollate di cui è accusato, quelle sostenute per l’acquisto di due cappotti da donna, telefoni cellulari, Ipad, materiale sportivo. C’è poi un numero ritenuto esorbitante di chilometri per i quali avrebbe ottenuto cospicui rimborsi carburante, fino a picchi di 15mila chilometri al mese, per una media mensile di 10-11.000. Per quanto riguarda il traffico di influenze, per Giurlani l’accusa è quella di essersi fatto pagare 39 mila euro da un architetto pratese come prezzo per la sua mediazione illecita per l’accreditamento presso enti pubblici di uno strumento informatico da lui creato. —
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