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la tragedia 

«Foto a luci rosse? Non sono mai esistite Mia figlia è stata una vittima dei bulli»

Martina Trivigno
«Foto a luci rosse? Non sono mai esistite Mia figlia è stata una vittima dei bulli»

Parla la madre della giovane suicida, studentessa alla Luiss a Roma: «Ho fiducia nell’operato della magistratura»

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MONSUMMANO. «Quelle foto non esistono, mia figlia non ne ha mai parlato. È soltanto una vittima dei bulli che l’hanno denigrata». Poche parole, taglienti come l’acciaio. Non ci crede, la mamma della ventenne studentessa universitaria che, venerdì scorso, si è suicidata lanciandosi dal quarto piano dell’edificio dove vive la sua famiglia, a Cintolese. Lei, sua figlia, la conosceva bene. E non accetta che qualcuno possa anche soltanto ventilare l’ipotesi di presunte foto a luci rosse (della cui esistenza, al momento, non esiste tra l’altro alcun riscontro). Poi, la donna fa un appello alla riservatezza.

«Il dolore è immenso, abbiamo perso una figlia – sottolinea –. Era una ragazza timida e intelligente. Lotterò contro queste calunnie, anche per proteggere la sua dignità e quella della mia famiglia».

Sono in molti a credere che quella brillante studentessa, che frequentava, da circa tre anni, la prestigiosa università Luiss – Guido Carli di Roma, si sia gettata dalla finestra per una ragione. E, tutti quanti, il motivo lo riconducono a episodi di bullismo che sarebbero stati perpetrati da parte di alcuni compagni universitari. Che – secondo quanto spiegato pure dalla madre della giovane – non avrebbero perso occasione per farla sentire inadeguata e “inferiore”: non solo per il colore della sua pelle, ma soprattutto per le umili origini della sua famiglia (molto conosciuta e stimata, a Monsummano).

Oggi, dalle 17 alle 18, sarà allestita la camera ardente all’ex oratorio San Carlo, dove la Misericordia (una cui ambulanza, venerdì scorso, è stata la prima a intervenire, purtroppo inutilmente, sul luogo della tragedia) farà il picchetto d’onore e lo stendardo dell’associazione sarà listato a lutto. Un momento, insomma, per rendere l’estremo saluto alla giovane, mentre, già domani, il feretro sarà trasportato nel paese d’origine della studentessa per la sepoltura.

«Ho fiducia nella giustizia e nella magistratura – prosegue la madre – e sono convinta che riusciranno a far luce su questa storia. Ci affidiamo a loro, anche se niente potrà restituirci nostra figlia».

E, intanto, l’intera comunità marocchina si è stretta intorno al dolore della famiglia che, lunedì scorso, ha incontrato il console generale del Regno del Marocco a Bologna, Mohammed Khalil, e il vice-console El Amri Rachid.

«È stato un giorno importante – spiega Aziz Fettami, rappresentante in Valdinievole delle associazioni marocchine nel mondo – dove il valore umano ha portato conforto e consolazione a chi sta soffrendo per colpa di un fenomeno che, ogni giorno, inquina la nostra esistenza».

«La comunità marocchina della Valdinievole, nella persona giuridica e morale dell’associazione Unione marocchini all’estero – Italia (Umei) – prosegue Fettami –, l’associazione nazionale oltre le frontiere (Anolf) e il centro culturale islamico di Monsummano ringraziano tutto il corpo della stampa locale e i suoi giornalisti professionali per tutto il lavoro fatto insieme a noi, nella completa umiltà, per fare in modo di portare la luce su questa tragedia e per continuare il nostro dovere, fino al raggiungimento della giustizia».

Quella stessa giustizia che la famiglia, ora, sta cercando. Per capire – così come tutte le persone che volevano bene alla studentessa – cosa abbia scaturito il gesto estremo che l’ha indotta a togliersi la vita.

«Non so se troveremo ancora un momento di felicità, nelle nostre vite – conclude la madre –. Un grande motivo di gioia è venuto meno. Sarà dura andare avanti. Ma ora chiediamo solo rispetto e un po’di tranquillità per elaborare questo lutto così doloroso». –

Martina Trivigno



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