Proteste
Studentessa si uccide lanciandosi dal quarto piano
Le urla strazianti della madre hanno avvertito i vicini della tragedia. Inutili i tentativi di rianimazione dei sanitari
MONSUMMANO. Prima c’è stato l’impatto, fatale, contro l’asfalto del vialetto d’ingresso. Poi le urla disperate della madre, che hanno fatto uscire dalle case l’intero vicinato. Tragedia, nel primo pomeriggio di ieri, a Cintolese. Dove una ventenne studentessa universitaria, che studiava fuori sede, si è gettata dal quarto piano di un palazzo.
Difficile dire, in questa fase, quali siano state le cause che hanno spinto la giovane, rientrata nella frazione monsummanese soltanto da pochi giorni, a compiere il gesto estremo. Secondo quanto raccontato da alcuni testimoni che abitano nei dintorni, la studentessa avrebbe raggiunto il piano più alto dell’edificio, per poi aprire la finestra e lanciarsi nel vuoto. E sarebbe stata la madre la prima a rendersi conto della tragedia che si era consumata.
Immediata la chiamata ai soccorsi: tempestivo l’intervento di un’ambulanza della Misericordia di Monsummano e dell’automedica del 118 di Lamporecchio. Sul posto, anche i carabinieri della Stazione di Monsummano che, nel frattempo, hanno aperto un’indagine per chiarire le cause del gesto.
I sanitari, una volta raggiunta Cintolese, hanno tentato di rianimare la giovane. Ma, alla fine, non hanno potuto far altro che constatare il decesso della ragazza.
Una scena straziante, quella che è apparsa davanti agli occhi dei soccorritori e di quanti hanno sperato, con il fiato sospeso, che il cuore della studentessa universitaria ricominciasse a battere. C’era chi piangeva, chi pregava. «Non si può accettare che una giovane vita si spezzi così presto», commentano alcuni vicini. È passata qualche ora dalla tragedia che ha sconvolto la comunità, a Cintolese. Hanno preso qualche sedia e si sono seduti in cortile. C’è poca voglia di parlare. D’altronde – spiegano – quella ragazza non la conoscevano poi così bene. Sapevano che studiava fuori sede, all’università. E, anche per questo, la vedevano poco, lì nel quartiere. «Possiamo dire che è una brava famiglia – proseguono i vicini –, persone per bene».
«Stavo lavando i piatti – aggiunge una donna – quando ho sentito un urlo straziante. Sono uscita fuori e ho visto la madre di quella povera ragazza. Urlava disperata. Poi l’ho vista, per terra, sul marciapiede. Un’immagine che non potrò mai dimenticare. È una tragedia». La donna se ne va, scrollando mestamente le spalle. –
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