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I duellanti armati interrogati dal giudice

Pietro Barghigiani
I duellanti armati interrogati dal giudice

Lite per questioni di soldi: l’artigiano pesciatino all’udienza di convalida degli arresti per porto e detenzione illegale di armi 

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pisa. In silenzio. Tenuti in stanze separate in questura e portati in celle distinte al Don Bosco, i due arrestati al Cep di Pisa domani compariranno davanti al gip Giulio Cesare Cipolletta per l’udienza di convalida. Da venerdì pomeriggio non hanno spiegato agli investigatori della squadra mobile, diretta da Fabrizio Valerio Nocita, le ragioni di una lite che, con l’apparizione di una pistola da parte di uno dei due contendenti, ha spinto una residente del Cep, zona Conad, a chiamare il 113. L’arrivo dei poliziotti e in un supporto dei carabinieri, ha evitato degenerazioni fatali.

Entrambi pregiudicati, alla base della lite potrebbero esserci questioni economiche in sospeso e non chiarite.

Fabio Biancalani, 39 anni, di Pescia, artigiano a Massa, ha consegnato una pistola Beretta agli agenti, uno dei quali ha dovuto sparare 3-4 colpi in aria per bloccare la fuga dei duellanti. Una Magnum 357 era, invece, nelle tasche di Skender Barushi, 51 anni, albanese, domiciliato al Cep. È stato bloccato dopo una breve colluttazione. Gli contestano anche la resistenza a pubblico ufficiale. Nelle case dei due, tra Pisa e Pescia, i poliziotti hanno trovato armi detenute illegalmente. Barushi aveva 4 katane e un pugnale, mentre a Biancalani hanno sequestrato un fucile a canne mozze, una pistola, un silenziatore, una katana e diverse cartucce. L’arresto per entrambi è stato disposto per porto abusivo e detenzione illegale di armi. Domani i due potranno chiarire le ragioni della lite assistiti dagli avvocati Alessandro Zarra e Maria Concetta Gugliotta.

Per gli investigatori, considerati i precedenti dei due protagonisti, l’ipotesi che lo scontro abbia a che fare con affari illeciti non andati a buon fine è più di un sospetto.

L’episodio del Cep per il questore Paolo Rossi è la rappresentazione ideale di cosa significa sicurezza partecipata.

«È necessario sottolineare la collaborazione dei cittadini – spiega –. Sono loro gli occhi sulla città. Essere avvisati in maniera tempestiva è fondamentale. Ringrazio personalmente la signora che ha telefonato al 113. Questa è la polizia di prossimità. Se un cittadino, invece, chiude la finestra e si disinteressa di quello che accade fuori è tutto inutile». La telefonata al 113 è stato il tassello cruciale. Poi è toccato agli agenti delle volanti completare l’opera.

«Ringrazio gli straordinari operatori di polizia – prosegue il questore –. Sono con il cuore accanto questi ragazzi sempre in prima linea come anche i colleghi dell’Arma che condividono con noi i rischi della strada. Al di là delle casacche diverse giochiamo tutti la stessa partita».

Neutralizzati i due sfidanti armati, il livello delle indagini si è alzato sul movente della lite violenta. «Partiamo dai dati di fatto – precisa Rossi –. Abbiamo due pregiudicati importanti, uno per droga e l’altro per estorsione, e armi con matricola abrasa. Cosa stavano progettando? Rapine, spaccio? Ecco che ora inizia l’attività di polizia giudiziaria per ricostruire il contesto in cui è avvenuto l’episodio». La polizia sta lavorando anche sui telefonini dei due arrestati per accertare contatti, conoscenze e attività prima dell’appuntamento che una telefonata di una residente del Cep ha evitato si traducesse in un tragedia. —

Pietro Barghigiani



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