Sicurezza
Immobili delle Terme di Montecatini, il Pd attacca sui costi della vendita
In commissione partecipate del Comune giovedì 12 risponderà l’amministratore unico Alessandro Michelotti. Le banche avrebbero imposto un advisor internazionale con costi molto alti
MONTECATINI. Piani di risanamento o di ristrutturazione aziendali. Qual è la posizione dell’amministrazione comunale dopo l’assemblea dei soci dello scorso luglio dalla quale sarebbero emersi precisi indirizzi, derivanti anche da una delibera “secretata” dalla Regione?
È quanto si chiedono le opposizioni consiliari ed è quanto sarà discusso giovedì 12 settembre in commissione società partecipate, convocata dal presidente Simone Magnani anche per ascoltare dall’amministratore unico Alessandro Michelotti alcuni chiarimenti su quanto sta accadendo nell’azienda più importante della città, proprio alla luce dell’ultima assemblea.
In tale occasione tra i muri degli uffici della Palazzina Regia erano infatti rimbalzati a più riprese due articoli del codice fallimentare: il 67 e il 182 bis (entrambi parlano di crisi d’impresa e di insolvenza). L’obiettivo sembra essere quello di una “composizione negoziale dell’insolvenza”, nel senso della rinegoziazione da parte del debitore (le Terme) delle proprie esposizioni (nei confronti delle banche), al fine di rimuovere lo stato di “decozione” (ovvero di dissesto economico). Per attuare un piano di risanamento dell’impresa, sul presupposto che vi sia una ragionevole prospettiva di reversibilità della crisi.
A occuparsi di questi passaggi è stata chiamata la società Kon di Firenze, che ha stilato un cronoprogramma che porti a un piano di risanamento o di ristrutturazione dei debiti, a seconda che si faccia ricorso all’articolo 67 o al 182 bis. E come arrivare a questa “rinegoziazione” con le banche? Attraverso un accordo tra le parti che preveda la vendita di alcuni immobili non strategici della quale si occuperà un nuovo advisor di fiducia degli istituti di credito.
Un “accordo” che, per il Pd, rischia di garantire solo le banche, visto che, come ha già sottolineato il consigliere comunale Ennio Rucco nella precedente commissione di agosto, «la giunta si ostina a negare che siano stati deliberati questi atti d’indirizzo: allora chiarisca la sua posizione». E a breve si dovrebbe arrivare anche all’approvazione del bilancio 2018, che come noto chiuderà ancora una volta con uno “sprofondo” rosso: a consuntivo saranno circa 2 milioni di euro le perdite d’esercizio della società, ma di questi almeno 1, 5 saranno imputabili a costi fissi, accantonamenti, rivalutazioni e ammortamenti. L’Ebitda, il reale indicatore dei flussi di cassa prodotti dall’azienda, dovrebbe attestarsi attorno a una perdita di 300mila euro: un risultato neanche troppo negativo, date le circostanze.
Ma in commissione terrà sicuramente banco il piano di dismissione del patrimonio immobiliare. Le banche avrebbero proposto un advisor di livello internazionale che ponga precisi paletti alle operazioni che si andranno a definire. C’è però un ulteriore rovescio della medaglia: il prezzo da pagare. Una società seria e conosciuta sul mercato potrebbe infatti costare alle Terme tra i 3 e i 400mila euro. E i costi imputabili alle consulenze esterne raddoppierebbero rispetto a quelli del 2018. –
David Meccoli
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