Gioco
Mazza spiega perché oggi la politica non attrae più la “meglio gioventù”
Il giornalista che è stato alla guida del Tg2 e di Rai Uno intervistato dal direttore del Tirreno per “Acqua in bocca”
Montecatini. La crisi politica di oggi. Sul Movimento 5 Stelle: «Gli eletti s’offrono con l’apostrofo, i militanti soffrono senza apostrofo. Siamo passati da uno vale uno, a uno vale l’altro». Su Matteo Salvini e la Lega: «Sarà molto difficile per lui portare tutto il partito all’opposizione e dovrà spiegare ai governatori del Nord che l’autonomia per quelle regioni non si farà». Su Giuseppe Conte: «È scaltro, non si emoziona, è disinvolto, sta crescendo in carisma. Ma vorrei che si misurasse con il consenso elettorale». Sotto gli “incantevoli” soffitti del Caffè Storico al Tettuccio, Mauro Mazza è pacato ma preciso con le parole. Intervistato dal direttore del Tirreno, Fabrizio Brancoli, e da Simona Peselli, l’ex direttore del Tg2 e di Rai 1, più svariate altre parentesi, si racconta e racconta gli scenari. Il pretesto è il suo ultimo libro, “In-coscienza” – resta l’equivoco se si tratti di una o due parole – presentato nella rassegna “Acqua in bocca, ma non troppo”. È l’agone politico che tira le fila.
«Il libro parte da una domanda – dice Mazza – come mai prima la politica avvicinava la “meglio gioventù” e da qualche tempo non la attrae più? Forse questa domanda neppure viene posta. Io ho rimpianto per la passione politica, non per i vecchi partiti. Ma perlomeno i vecchi partiti sopravvivevano ai politici, adesso questi li fondano e li affondano in un batter d’occhio. Credo che vada recuperato il piacere del silenzio: una volta quando un leader parlava aveva qualcosa da dire, adesso si sbraita per tutto. Viviamo di impulsi, istinti, voltafaccia, accordicchi».
Accenno cromatico: «Sono un grande tifoso della Lazio, dunque un Governo giallorosso non è che mi piaccia molto». Mazza, quando era al Tg2, è quello che ha inserito il panel di notizie che scorre nel sottopancia (oggi segno distintivo dei canali all news) e ha trasformato i mezzibusti in busti interi: «Per i presentatori del telegiornale era un problema psicologico. Alzandosi in piedi, invece, hanno capito di essere padroni della telecamera e del salotto televisivo, potevano anche condurre trasmissioni».
È firmato dal 64enne giornalista l’editoriale che scatenò un putiferio dopo il primo “Vaffa Day” (settembre 2007) di Beppe Grillo. Questa la sostanza: “Qualcuno, ascoltando Grillo, magari potrebbe premere il grilletto”. Da numero uno della rete ammiraglia lo sguardo sul mondo (interno): «In Rai ci sono tantissimi professionisti seri, permangono delle sacche di improduttività e raccomandazioni, di cui l’azienda non riesce a liberarsi». Veniamo al sacro: Festival di Sanremo. «Nelle tre edizioni che ho curato, arrivava sempre qualche telefonata per far apparire la soubrette di turno, oppure per far passare il giovane cantante», chiude Mazza.
È la politica, dopotutto. –
Luca Signorini
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