Gioco
«Siamo in pensione ma non faremo la spesa nei grandi supermercati: i negozi sono per la gente»
Alimentari Luciani in via Amendola, sessant’anni di attività svolta da tre generazioni della stessa famiglia. E i clienti portavano regali
LA STORIA
Chiudere un’attività con sessant’anni di storia non è mai facile. Soprattutto quando di parla di un negozio di vicinato, in cui si sono affacciate generazioni di montecatinesi. Bambini che si facevano riempire la schiacciata per la merenda prima di andare a scuola, ogni mattina, per mangiarla durante la ricreazione. Gli stessi, cresciuti, che quarant’anni dopo passavano a prendere il necessario per la cena all’ultimo momento, o gli ingredienti per un piatto speciale da cucinare, magari per i propri figli.
La bottega di alimentari Luciani, in viale Amendola, è stato un posto così, sopravvissuto alla nascita dei supermercati, e poi degli ipermercati, rimasto orgogliosamente aperto per sei decenni mentre altri simili non ce la facevano, arrendendosi ai modi di fare la spesa che stavano cambiando, con i carrelli stracolmi al posto delle buste di carta gialla.
A un paio di mesi dall’ultima volta in cui hanno tirato giù la serranda dopo una normale giornata di lavoro, Luciano Luciani e Marisa Bonesi non si sono ancora abituati alla vita da pensionati. Hanno dovuto smettere per ragioni di salute, e al telefono raccontano la loro piccola storia, sorpresi dell’attenzione che ricevono. Mettono subito il cellulare in viva voce, parlano entrambi, e bastano le primissime parole della chiacchierata per spiegare il successo del negozio. «Il nostro lavoro è stato fatto con una grande passione – dice la signora Marisa – tutti questi anni sono passati bene e abbiamo avuto la fortuna di avere una clientela di brave persone, molto rispettose».
La storia della bottega attraversa tre generazioni della stessa famiglia: «Mio padre – spiega Luciano – aveva avuto un alimentari a Montecatini dal 1955 al 1958. Poi lo aveva ceduto, ed eravamo tornati a Montecarlo, il nostro paese d’origine. Nel ’60 però tornammo indietro, e il mio babbo aprì nuovamente un negozio: da quel momento in poi è diventato il lavoro della nostra vita, prima in via Puccini e poi in viale Amendola, dove per anni ci hanno aiutato anche i nostri figli».
Nei giorni che hanno preceduto la chiusura, gli attestati di affetto sono stati tanti: «I clienti ci hanno fatto molta festa, ci portavano dei regali, e a tutti rispondevamo che sarebbe toccato a noi regalare qualcosa, non il contrario. Non possiamo che ringraziarli di tutto».
Stare per così tanto tempo dietro al banco di un negozio di quartiere significa conoscerne a fondo gli abitanti. «Certamente abbiamo avuto clienti di passaggio, ma per la maggior parte erano affezionati. Alcuni non ci sono più, perché erano anziani, ma in generale si tratta di persone che vedevamo praticamente tutti i giorni, che ci raccontavano la loro vita, i problemi e le gioie».
Il distacco non è facile, in questi casi: «Non credevo che mi sarebbe mancato così il negozio – racconta Marisa – e tutti i nostri prodotti».
Luciano è felice che ci sia un ritorno alla bottega di vicinato, soprattutto nelle città più grandi. «Sono molto felice quando lo sento dire, non solo per un discorso legato alla qualità dei prodotti: attività di questo tipo sono anche un servizio per persone che non hanno la possibilità di spostarsi».
Tra le certezze di questa nuova vita, c’è una scelta di campo coerente, e la signora Marisa non ha tentennamenti: «Non faremo la spesa al supermercato, non ci siamo mai andati. Ci riforniremo dai nostri colleghi». –
Lorenzo Mei
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