Gioco
Quando Matteo Salvini scatenò il putiferio parlando di mignotte
MONTECATINI. «Lavoreremo perché Montecatini torni a campare di lavoro e non di mignotte». . Era il pomeriggio del 4 maggio scorso quando, durante una tappa del suo tour elettorale in Toscana, il vice primo ministro e segretario della Lega Matteo Salvini aveva pronunciato dal palco di piazza del Popolo una frase destinata a far divampare le polemiche. Dividendo in due blocchi contrapposti una città a quel punto “consacrata” come patria delle peripatetiche, man mano che i lanci delle agenzie di stampa facevano il giro d’Italia. Da una parte chi rimarcava l’inevitabile danno a livello turistico per la “cattiva pubblicità” fatta dal ministro. Dall’altra chi aveva sottolineato come il “Capitano” avesse solo affidato ai microfoni ciò che già tutti già sapevano fin dai tempi in cui il nome Montecatini, di anno in anno, si leggeva al vertice della classifica delle città italiane per vendita di Viagra. Come l’allora candidato a sindaco leghista Luca Baroncini: «Ha detto la verità, inutile nascondersi dietro un dito» disse, facendo dell’obiettivo prostituzione zero un must della propria campagna elettorale. —
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