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l’incontro 

Klaus Davi propone un gemellaggio tra Montecatini e il piccolo San Luca

David Meccoli
Klaus Davi propone un gemellaggio tra Montecatini e il piccolo San Luca

Intervistato al Tettuccio dal direttore del “Tirreno” ha parlato di ’ndrangheta e delle debolezze degli italiani

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MONTECATINI. Un gemellaggio tra San Luca (paesino della Locride dove si è presentato candidato a sindaco, uscendo però sconfitto) e Montecatini. È la proposta lanciata da Klaus Davi ieri al Tettuccio, intervistato dal direttore del Tirreno Fabrizio Brancoli (montecatinese, a suo agio nel “salotto buono” della sua città), ospite di “Acqua in bocca ma non troppo”, rassegna che strizza l’occhio alla Versiliana e promette (a ragione) “pagine in libertà di cultura, storia, arte, scienza, medicina, politica e moda”.

L’organizzazione della manifestazione, andata in scena al caffè storico, è affidata alle Terme in collaborazione con Corrado Benzio, Massimo Giovanetti e Simona Peselli.

Scrittore, giornalista, massmediologo, Klaus Davi, pseudonimo di Sergio Klaus Mariotti è anche consulente d’immagine, docente e immancabile opinionista tv. Tra ospite e pubblico (seduta in sala anche la vicesindaco Francesca Greco) si è subito creato un rapporto quasi salottiero, un’atmosfera familiare. Ed è stato facile dissertare sui vizi e le virtù (non equamente divisi) degli italiani, definiti dalla stampa estera (come ama ripetere Davi) fannulloni, superstiziosi, corrotti, mafiosi e ignoranti («Il 35% degli studenti non capiscono un testo in italiano? La colpa è di famiglia, social e scuola», ha detto lo scrittore). Nel 2017 Davi si occupa di Ferdinando Caristena e gli fa intitolare la prima via al mondo per un martire gay della mafia. Ma il suo impegno contro la criminalità organizzata, e in particolare contro la ’ndrangheta, è ormai proverbiale. Un interesse che gli viene dall’essere nato in Svizzera da una famiglia emigrata. Una mafia calabrese ben diversa da quella siciliana: «La ’ndrangheta – spiega Davi, incalzato dalle domande di Brancoli – agisce sottotraccia, ma è un pezzo dello Stato. È ricca, ma i boss vivono nei quartieri popolari. E poi evita lo scontro diretto e si infiltra nelle aziende in crisi, per esempio nelle concerie toscane. Se ho paura? Sì, perché è una forma d’intelligenza. Ma la mia famiglia viene dalla working class, nel senso che è abituata a lottare per la difesa dei diritti».

Davi non rinnega però le sue origini “leggere”. «Ho inventato più di trent’anni fa il mestiere di comunicatore – racconta – e parlavo di moda, costume, turismo. E gli argomenti frivoli mi interessano ancora». Così come la politica, dove lo scrittore non risparmia stilettate a destra e a manca: «Salvini? Lo si batte con l’economia, una delle sue debolezze. Di Maio? Subisce il leader della Lega, ne è completamente offuscato. Forza Italia? Spaccata al suo interno, non può fare vera opposizione».

E poi la sinistra, alla quale consiglia di «tornare nelle periferie, come ho fatto io a San Luca». –

David Meccoli

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