Sicurezza
Batte un calcio di punizione e manda il fratello all’ospedale
L'episodio al torneo dei rioni di Monsummano: necessario il trasporto a Cisanello
MONSUMMANO. Storie di Rioni e storie di famiglia che il calcio dei dilettanti regala da sempre, nel bene e nel male. In queste caso parliamo di “sfide fratricide”, intense sia come stracittadine di paese ma pure per stretto grado di parentela con fratelli messi, da casacche diverse, uno contro l’altro. I lettori diversamente giovani si ricorderanno ad esempio di un derby Pieve a Nievole – Borgo a Buggiano, con Riccardo Agostiniani, ex trainer della Pistoiese, che in un contrasto fortuito ruppe la gamba al fratello maggiore Rino, apprezzato medico primario.
Nel caso in questione la storia è simile. Cambiano i protagonisti e lo scenario, che è lo stadio Roberto Strulli. È in quell’arena che si gioca il torneo dei Rioni di Monsummano, manifestazione che infiamma i cuori nella città del poeta Giuseppe Giusti. Tanti gli interventi “maschi”, come si diceva un tempo, ma corretti nella sfida che vede di fronte la Vergine dei Pini al Cintolese, contrade confinanti. Nella Vergine, spicca la testa lucida ma assai pensante di Alessandro Bettaccini, ex bandiera del Monsummano ma soprattutto uomo da prendere ad esempio per il comportamento fuori e dentro il rettangolo di gioco, che nonostante aver passato da tempo la quarantina non si è ancora stancato dopo tante ore in piedi (è il titolare del Jabar) di tracciare perfette geometrie con la sfera di cuoio. Dall’altra, il fratello minore Fabrizio, altro bravissimo ragazzo ma dal tocco meno talentuoso.
C’è un calcio piazzato a favore del Cintolese di cui si occupa Fabrizio. Alessandro non si fida e, di mestiere, si mette sulla traiettoria. Quando parte il tiro, porta istintivamente la mano a protezione del volto ma l’impatto col pallone è violento e tutto l’avambraccio fa un movimento innaturale. Ulna e radio fanno crack, il dolore è fortissimo ma come Beckenbauer ai mondiali messicani vorrebbe giocare, anche fasciato. Ma non ce la fa. È il primo a tranquillizzare il fratello, visibilmente dispiaciuto. Esce e la Vergine dei Pini cade sotto i colpi del gioiellino Ferrara. Non potrebbe essere altrimenti.
All’ospedale di Pisa, due infermieri lo tengono e l’ortopedico gli rimette l’arto nella giusta asse e poi lo ingessa. Per fare caffè e cappuccini, un braccio basta e avanza. Eroico.
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