Il Tirreno

Montecatini

il dopo elezioni 

Venier presidente del consiglio comunale Moceri sarà il vice anche se arrivato terzo

Luca Signorini

Insediata l’assemblea comunale a Monsummano: Mignano ambiva alla carica assegnata al candidato di Forza Italia

2 MINUTI DI LETTURA





Monsummano. C'è già la prima polemica dopo il consiglio comunale di insediamento, che si è tenuto venerdì sera nella saletta di fianco al teatro Montand. La questione riguarda la vicepresidenza consiliare, che a maggioranza qualificata (2/3 dell'assemblea) è andata a Michele Moceri, candidato sindaco del centrodestra arrivato terzo nelle urne del 26 maggio. A nutrire qualche perplessità su tale elezione è lo sconfitto al ballottaggio, Giuseppe Mignano delle quattro liste civiche “Ci siamo”, che ambiva alla carica viste le preferenze ottenute nei due turni delle amministrative. Lo stesso Moceri qualche minuto prima aveva chiesto «uno slancio di democrazia e trasparenza» alla maggioranza: ovvero affidare a un esponente dell'opposizione non la vicepresidenza, ma la presidenza del consiglio comunale. Cosa non avvenuta: la carica se l'è aggiudicata – alla seconda votazione con maggioranza assoluta (la metà più uno dei voti) – Maurizio Venier del Partito democratico, animatore onnipresente della campagna elettorale e non premiato con un assessorato. Ai più appariva fatto scontato (e infatti aveva il discorso già pronto). Venier ha dunque sostituito il consigliere anziano Alberto Bruzzani, che inizialmente ha guidato la seduta.

Quanto al neosindaco Simona De Caro, trionfatrice il 9 giugno e prima donna eletta a guidare il Comune di Monsummano, aveva la voce rotta dall'emozione nel momento di giurare sulla Costituzione. Fascia tricolore indosso per circa tre ore, tanto è andata avanti l'assemblea.

«Il riconoscimento e la fiducia degli elettori mi danno tanto coraggio, sarò il sindaco di tutti – ha detto l'avvocato 50enne – onorerò l'incarico con impegno, trasparenza e senso di responsabilità. Mi rivolgo alle minoranze: penso che il civismo emerso in questa lunga campagna elettorale non debba andare disperso, daremo voce e spazio ai cittadini che vogliono partecipare alla vita politica. Sento di fare una sola promessa: stare accanto alle persone, ascoltarle sempre con spirito di servizio».

Legge poi un passo di Tommaso Moro, patrono dei politici (e degli avvocati). Il suo discorso viene interrotto da un paio di applausi partiti dalla sala piena. Segue l'Inno d'Italia, i corpi si alzano. Si avverte fatica dato il gran caldo. Nel gradino sotto al sindaco è schierata la giunta, nominata ormai due settimane fa. L'unica bandiera che sventola è quella del Pd. Ci sono due uomini: Libero Roviezzo (deleghe a sport e ambiente) e Arcangelo Crisci (lavori pubblici e protezione civile). Il resto donne: il vicesindaco Elena Sinimberghi (scuola, cultura e turismo), gli assessori Roberta D'Oto (sociale e disabilità) e Monica Marraccini (bilancio e tributi). Non si era mai vista una giunta così “rosa”. —

Luca Signorini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini