Finanza
Il commerciante si difende: nessun abuso sulla tredicenne
Valdinievole, il cinquantenne ai domiciliari per violenza sessuale ha risposto alle domande del giudice per chiarire il significato delle conversazioni registrate dalla polizia
MONTECATINI. Ha risposto a tutte le domande del giudice. Chiarendo il significato di quelle conversazioni registrate dalle microspie nascoste nella sua auto dalla polizia. E respingendo tutte le accuse: con quella ragazzina oggi quattordicenne, per lui quasi una figlia, solo un rapporto di profondo affetto e confidenza, nato nell’ambito dell’amicizia di lunga data con la madre. Assistito dall’avvocato Olivia Nati, è stato interrogato dal gip del tribunale di Pistoia il cinquantenne commerciante valdinievolino finito agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata.. Una misura cautelare, disposta dal giudice delle indagini preliminari Alberto Lippini per il rischio di reiterazione del reato, che riguarda i presunti abusi (mai rapporti sessuali veri e propri) che secondo la procura sarebbero avvenuti tra il maggio 2018 al maggio 2019 sulla ragazzina, allora di 13 anni. Emersi nell’ambito di un’indagine nata però dalla denuncia sporta a distanza di anni da una nipote dell’uomo, che sarebbe stata vittima delle attenzioni particolari dello zio da quando aveva 8 anni e fino a quando ne aveva compiuti 16: carezze intime, palpeggiamenti, continui quanto vani, tentativi di persuasione per avere rapporti sessuali. E che quando per caso aveva visto lo zio allontanarsi in auto con quella ragazzina, aveva trovato la forza di liberarsi del peso che si era portata dentro per anni.
I poliziotti del commissariato, in base alla denuncia della nipote – ormai giovane donna – sono riusciti ad identificare quella che poteva essere la nuova vittima del commerciante. Costatando fin dal primo appostamento come l’uomo fosse solito portare la ragazzina con sè in lunghe girate in auto per la Valdinievole, apparentemente senza meta. Erano scattate così le intercettazioni ambientali all’interno dell’auto, dalle quali , assieme alle conversazioni sulle chat acquisite in seguito, era emerso – sempre secondo la procura – un costante tentativo da parte del commerciante di circuire la figlioletta della sua amica, parlandole di sesso, palpandola ad ogni occasione le sue proteste, dicendole quanto le piacesse, inviandole addirittura le foto delle proprie parti intime... Un rapporto quasi da fidanzatini adolescenti, in cui quell’uomo di quasi cinquant’anni era anche arrivato a minacciare per telefono un adolescente compagno di scuola che aveva fatto delle proposte alla ragazzina.
Una interpretazione contestata dall’indagato e dal suo difensore. «Un rapporto di affetto e confidenza, di profonda complicità che è nato nell’ambito dell’amicizia con la madre – spiega l’avvocato Nati – Come del resto emerge dalle stesse intercettazioni ambientali e dalla stessa annotazione di accompagnamento della polizia: nulla di pregiudizievole nei confronti della ragazzina. Un comportamento quasi paterno, da fratello maggiore, in un rapporto adolescenziale giocoso fra i due. Ma niente che giustifichi l’adozione della misura cautelare».
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