Il Tirreno

Montecatini

Pronti, via. E la maggioranza perde un pezzo

Martina Trivigno Altro servizio a pag. 12

Il sindaco di Lamporecchio nomina un assessore esterno invece della Calugi, la più votata. E lei passa all’opposizione

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LAMPORECCHIO. L’immagine che forse resterà più negli occhi dei cittadini di Lamporecchio è quella della consigliera comunale di maggioranza, Virginia Calugi, 31 anni, che raccoglie le sue cose, si alza e si siede dall’altra parte dei banchi, accanto all’opposizione. Non solo la maggioranza ha perso un pezzo. Anche la consigliera di minoranza Elena Stivè, 27 anni, ha deciso di “smarcarsi” dal centrodestra guidato da Giovanni Testai, dando vita a un nuovo gruppo civico. Colpo di scena, giovedì scorso, all’insediamento del consiglio comunale di Lamporecchio. Ma se le ragioni di Stivè sono da ricercarsi in una mera ideologia politica, ciò che Calugi non ha digerito, invece, è che il sindaco Alessio Torrigiani abbia nominato assessore esterno Stella Volpi, 41 anni, laureata in scienze politiche e alla sua prima esperienza amministrativa. La neo-assessora alle attività produttive non ce l’ha fatta a entrare in consiglio comunale, ma Torrigiani l’ha “ripescata”.

Calugi, laureata in scienze dell’educazione e dell’infanzia, è la compagna (e futura moglie) del noto pilota di rally Luca Artino ed è madre di una bambina di 2 anni. Ed è stata lei – con ben 245 preferenze – la donna più votata della lista “#Bella Lamporecchio” .

Consigliera Calugi, potrebbe spiegarci il perché di questa sua ferma decisione? Solo perché non è stata nominata assessore?

«Assolutamente no. Questa è la mia prima esperienza. E avrei capito se il sindaco avesse scelto nella sua squadra un’altra persona. Qualcuno con un’esperienza politica e amministrativa alle spalle. Invece l’assessora Volpi è alle prime armi, proprio come me. Con la differenza che non è riuscita a entrare neppure in consiglio comunale».

Ma come lei ben saprà, è una prerogativa del sindaco decidere chi nominare.

«Certo, non è questo in discussione. Dico, però, che non è stata rispettata la volontà degli elettori. Ben 245 cittadini mi hanno votata, circa l’11% dei voti di lista. E di questo il primo cittadino non ha affatto tenuto conto. Temo che queste decisioni fossero già state prese a tavolino, prima delle elezioni».

Ma perché il sindaco avrebbe dovuto nominarla assessore? Soltanto sulla base del numero dei voti?

«C’è un antefatto. Ho deciso di candidarmi nel febbraio scorso ma, dopo un po’, ho avuto un ripensamento. Mi dispiaceva non aver partecipato alla stesura del programma elettorale, temevo di essere considerata dal resto del gruppo un elemento esterno al Partito democratico. Lo spiegai al sindaco e lui mi rincuorò. Fu allora che precisai che se avessi ottenuto il maggior numero di preferenze, avrebbe dovuto tenermi in considerazione per un assessorato. Lui accettò, ma quello che è successo dopo lo sappiamo».

E adesso cosa farà?

«La mia dignità di donna è stata calpestata. Per questo ho abbandonato il gruppo consiliare di maggioranza e costituirò un nuovo gruppo consiliare di impostazione e connotazione civica. Sarò la voce di quei 245 cittadini che hanno riposto in me la loro fiducia. E di molti altri che vorranno seguirmi e sostenermi» . –

Martina Trivigno

Altro servizio a pag. 12

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