Gioco
Un giro al mercato e Torneo dei Rioni nel primo giorno da sindaco
Simona De Caro pensa già agli impegni che l’attendono e riflette sui troppi astenuti: «Colpa del clima di antipolitica»
Monsummano. Il cielo è rosa sopra Monsummano: cambia lo slogan a risultato acquisito. E Simona De Caro, sindaco da 24 ore, la prima donna eletta a sedersi su quella poltrona, non si risparmia una battuta: «Non mi dispiacerebbe una giunta composta in maggioranza da donne, ma non so se bisogna rispettare le quote azzurre». Sogghigno ironico.
Resta lo striscione appeso al terrazzo della sede di partito in piazza Giusti, srotolato qualche giorno fa come auspicio: adesso quella scritta – “Simona sindaco” – è un fatto. De Caro ancora non ha la fascia tricolore indosso – il passaggio di consegne con il sindaco uscente Rinaldo Vanni avverrà tra oggi e domani – ma erano tricolore i fuochi d’artificio sparati in aria nella notte del ballottaggio, nella notte del trionfo. Un po’ di confusione, un boato, uno scoppio, per esorcizzare la paura: il municipio non era mai stato così in bilico, il centrosinistra si è asciugato il sudore, ha contato e ricontato quei 412 voti di differenza con l’avversario che ha provato a scardinare il fortino: Giuseppe Mignano alla testa delle sue liste civiche, alla fine pure portabandiera del centrodestra. Ma il Partito democratico ha retto, è risorto, e l’avvocato 50enne, ex assessore al bilancio, è il nuovo sindaco.
Il giorno dopo la gioia, i pianti e gli abbracci, De Caro passa la mattinata al mercato settimanale nel centro storico. Un lunedì di vera calura, il sudore questa volta non è dato dai recenti tormenti. «Non mi sono per ora regalata niente, non ho fatto in tempo nemmeno ad avvicinarmi ai banchi – racconta – è tanto l’affetto delle persone che hanno capito il mio modo di fare politica, una mia grande passione, guardando il bene comune. È da qui che voglio ripartire, innanzitutto coinvolgendo i 107 cittadini iscritti a “Ci siamo” che per la prima volta si sono avvicinati alla cosa pubblica: adesso non devono allontanarsi. Anch’io sono partita da una lista civica e ho fatto opposizione, so cosa significa. Spero che queste settimane servano per riappacificare gli animi che sono stati troppo tesi, ho visto tanta rabbia e volgarità. Anche se qualcuno mi consiglia ancora di farmi accompagnare da una scorta armata». Altro sogghigno.
Ieri sera De Caro era all’inaugurazione del torneo dei Rioni allo stadio Strulli. È il primo impegno pubblico «dopo un paio di giorni di disintossicazione dai social e dai cellulari: sabato ero a rilassarmi a Grotta Giusti, con amiche e figlie, domenica sono arrivati i miei cugini da Benevento», dice il sindaco. Cominciano pure le cose serie, ovvero i cinque anni di mandato: «Farò un giro negli uffici comunali, non ho ancora salutato i dipendenti, sono loro che mandano avanti la macchina amministrativa. E dobbiamo subito accelerare i progetti già pronti: le asfaltature che dovevano partire a marzo, come in via Empolese; l’assegnazione in estate dei 22 alloggi popolari del quartiere Orzali, l’avvio dei lavori alla nuova piazza di Cintolese». Come se fosse già in archivio la più lunga campagna elettorale di sempre a Monsummano, iniziata a febbraio con le primarie Pd.
Cinque mesi di patimenti, di incontri, dibattiti, scontri verbali, animosità. «Mignano non l’ho sentito, non so perché continua a dire che devo chiedere scusa, io non ho offeso nessuno. Ma ho fatto una gaffe: ho risposto a un messaggio di congratulazioni credendo fosse l’ex maresciallo, invece era una sua candidata. Magari glielo avrà riferito», aggiunge De Caro.
Il duello proseguirà in consiglio comunale, vedremo quanto intenso. C’è poco da star sereni a tirare fuori un altro dato: gli 8.604 monsummanesi che non sono andati a votare per questo ballottaggio, il 49,2% degli aventi diritto. Percentuale “monstre”. Così il sindaco: «Noi non ci rimproveriamo nulla, forse l’astensione è dovuta a chi ha fomentato l’antipolitica, la protesta, e poi ha fatto un accordo con i partiti tradizionali. Magari a qualcuno questa scelta non è piaciuta». Sarà così, ma per diventare il sindaco tutti di lavoro ce ne vorrà, eccome. –
Luca Signorini
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