Il dolore
Abusi sessuali sulle figlie: cinquantenne in carcere
Prima vittima delle molestie era stata la secondogenita di appena dieci anni poi era toccato alla più grande, che però aveva raccontato tutto alla mamma
MONTECATINI. La figlia più piccola aveva iniziato a molestarla quando aveva dieci anni. Soprattutto di notte, quando la faceva dormire con se nel proprio letto, nel soggiorno di quell’appartamento troppo piccolo perché tutti potessero avere un’adeguata sistemazione. Poi era toccato anche alla sorellina di un anno più grande, che però si era fin da subito ribellata, raccontando tutto alla madre. Che, nonostante le minacce, quando ha capito che il marito avrebbe continuato a fare ciò che aveva fatto a sua insaputa per un paio d’anni, ha trovato il coraggio di chiedere aiuto alla polizia. E di denunciare, all’inizio dello scorso aprile.
Subito trasferite – lei, le due bambine e gli altri figli – in una struttura protetta, ad appena due mesi di distanza, completati tutti gli accertamenti del caso, per l’uomo, un cinquantenne originario dell’Asia occidentale, si sono aperte le porte del carcere. Accusato di violenza sessuale pluriaggravata e di minacce, il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Pistoia ha disposto per lui la misura restrittiva della custodia cautelare in carcere. Sono stati i carabinieri di Montecatini a prelevarlo nella sua abitazione e a portarlo nella casa circondariale di Pistoia. Difeso dall’avvocato Dario Lombardi del foro di Firenze, l’uomo, residente da anni a Montecatini (non ne pubblichiamo le generalità per tutelare le vittime), sarà interrogato in questi giorni.
Come detto, la prima a rimanere vittima delle attenzioni sessuali da parte del padre era stata la secondogenita. Che a lungo non aveva confidato ad anima viva di quelle carezze a cui veniva costretta nella notte. La prima a cui aveva accennato qualcosa era stata la sorellina più grande. Che però non le aveva creduto: solo qualche mese dopo si era conto che tutto quello che aveva sentito era la verità, quando le stesse cose si era ritrovata a doverle subire lei. Forse l’anno in più, forse il carattere diverso, fatto sta che la seconda volta che il padre aveva provato a toccarla lei aveva reagito rifilandogli con una ciabattata sulla testa. E il giorno dopo aveva raccontato tutto alla mamma.
La donna, a quel punto aveva messo alle strette il marito, che, dapprima, aveva negato, e poi aveva ammesso, tentando di giustificare il proprio comportamento con i retaggi di una cultura che gli era stata trasmessa da piccolo, promettendo che non lo avrebbe fatto più. Quindi era passato alle minacce: se la moglie avesse raccontato a qualcuno di quegli abusi sulle figlie, avrebbe ammazzato lei e i bambini, e poi si sarebbe tolto la vita.
Lei aveva deciso di metterlo alla prova e le cose sembravano essere tornate alla normalità. Fino all’inizio di aprile, quando la figlia più grande le aveva detto che il padre ci aveva riprovato. La donna aveva allora chiamato la polizia e, dopo una nottata passata chiusa in camera con i figli, il giorno dopo aveva sporto una formale denuncia.
Sulla cui base la procura di Pistoia aveva aperto l’inchiesta culminata con la richiesta della custodia cautelare in carcere. —
Massimo Donati
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